Fiori e ceri sul luogo del delitto, ma anche, e soprattutto, uno striscione ed un coro dei tifosi: «Ciao Franco»; «Francesco, uno di noi».
A due giorni dal brutale omicidio di via Palestro, nel quale Francesco Ferrante, 40 enne pluri pregiudicato, ha perso la vita per mano di un sicario che gli ha sparato a bruciapelo da distanza ravvicinata, le reazioni in città sono da un lato all'insegna di una comprensibile paura per quanto riguarda il presunto abbassamento del livello di sicurezza, ma, dall'altro, di una tangibile vicinanza e solidarietà –almeno di una parte di essa - all'uomo assassinato ed alla sua famiglia.
E quello che, effettivamente, ha preso tutti in contropiede, parafrasando un termine legato proprio al calcio, è stata l'esposizione dei tifosi del Trani, sebbene per un minuto scarso, di uno striscione inneggiante all'uomo ucciso venerdì scorso. Il vessillo con su scritto «Ciao Franco» è stato mostrato e poco dopo ripiegato ieri, sugli spalti di Locorotondo, seguito da un applauso e da un coro: «Francesco, uno di noi».
Ferrante non era iscritto ad alcuno dei club organizzati tranesi, ma ogni tanto andava allo stadio ed era, soprattutto, amico di una parte degli ultras, quella parte che ieri ha scelto di inneggiare a lui. Non da oggi i tifosi del Trani manifestano con striscioni le loro opinioni su fatti di cronaca o vita di città, ma l’ultima scelta, inevitabilmente, dividerà l’opinione pubblica sul punto.


