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Non c'è «Trattativa». Sabina Guzzanti si sfoga a Trani, e con Trani: «Sono disgustata»

Sala del cinema Impero da tutto esaurito per la prima tranese del film La trattativa, di Sabina Guzzanti, organizzata dagli attivisti del movimento 5 stelle di Trani.

Il film gioca con una “finzione scoperta”, in cui le sceneggiature vengono chiaramente smontate e rimontate, in cui gli attori dialogano direttamente con lo spettatore, spiegando chi sono i personaggi interpretati, e in cui un piglio documentaristico è unito al tratto artistico. Tanti sono i personaggi che popolano il racconto di un’Italia tradita dalle sue stesse istituzioni: collaboratori di giustizia, ministri, ex ministri, politici faccendieri (Vito Ciancimino, per citarne uno), massoni, mafiosi, difensori della legge presunti e reali (come i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, il colonnello dei carabinieri Michele Riccio, che raccolse per anni le confidenze del pentito Luigi Ilardo, poi non protetto dalla legge e quindi ucciso).

Presente in sala, dopo la proiezione del film, la registra, autrice e produttrice del film, Sabina Guzzanti, che ha detto: «Sono sconvolta, arrabbiata [abbiamo voluto edulcorare il termine da lei utilizzato], disgustata, da come vengono trattate le persone più capaci nel nostro Paese, mentre invece le persone più schifose vanno avanti». La Guzzanti ha definito il suo film «antiretorico, laico, democratico» ed ha risposto, anche se spesso con sarcasmo, alle domande degli spettatori presenti in sala e del moderatore Massimo Pillera.

Il film, drammatico ma a tratti anche comico, racconta solo fatti realmente avvenuti, che alcuni in Italia non conoscono, soprattutto le nuove generazioni, ed è stato infatti scritto solo sulla base di «carte e documenti processuali, solo su ciò che si poteva dire in modo incontestabile».

Contestabile alla regista la scelta di rimarcare più volte, durante tutta l’intervista, della lunga attesa dei finanziamenti da parte dello Stato per produrre il film, in un mondo cinematografico in cui molti registi, ancora molto giovani e poco conosciuti, sono costretti ad auto-prodursi.

Il film ha fatto riflettere una città sconvolta dai recenti fatti politici, con la scena finale in cui l’attore che impersona il pentito Gaspare Spatuzza dice: «Mentre don Pino Puglisi moriva, mi sorrideva», come a voler ribadire che gli eroi non hanno paura, nemmeno della morte. Beato il popolo che non ha bisogno di eroi, e che ha fiducia nelle proprie istituzioni.

Federica G. Porcelli

Foto di Vincenzo di Toma


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