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Soppressione del passaggio a livello di Trani, 70mila euro ai progettisti dello spostamento dei sottoservizi, ma nulla ancora si muove

Una somma complessiva di 70mila euro, equamente ripartiti fra i due professionisti. È quanto il dirigente dell'Ufficio tecnico, Michele Stasi, ha liquidato agli ingegneri, Nicola Romanelli ed Antonio Caruso, per la progettazione definitiva delle opere di spostamento dei sottoservizi nei pressi dell'attuale passaggio a livello che separa via De Robertis da via Sant'Annibale Maria di Francia.

Le barriere sono prossime alla soppressione per la realizzazione del sottovia pedonale che eliminerà l'ultimo passaggio con le sbarre presente in città lungo la strada ferrata.

Il progetto preliminare era costato 13mila euro, sempre divisi fra i due professionisti, mentre adesso è arrivata la liquidazione di quello definitivo, coperto da un finanziamento di un milione e mezzo di euro, già erogato dalla Cassa depositi e prestiti per l'esecuzione effettiva di tutte le opere previste preliminarmente allo scavo del sottovia.

Il consiglio comunale, infatti, aveva approvato l’accensione del mutuo perché, per convenzione, lo spostamento delle reti di acqua, luce, telefono e gas deve essere a carico del Comune, mentre il sottovia vero e proprio sarà a cura di Rete ferroviaria italiana.

Peraltro, consiglio comunale risale a novembre 2013 e, da allora, oltre i progetti redatti e pagati, i lavori effettivi sul posto non si sono visti, né se n’è discusso. Eppure, già da tempo s’era positivamente concluso il lungo stallo per vicenda dei vincoli presso Villa Bini, con particolare riferimento al muro perimetrale di quella proprietà.

La querelle si era risolta con il parere favorevole della direzione regionale della Soprintendenza: il muro sarà smontato e rimontato allo stesso modo, e nello stesso punto, consentendo nel frattempo di effettuare le opere necessarie. Ma va anche detto che Rfi non può aspettare ancora a lungo, perché le esigenze sempre più impellenti di uno snellimento della rete e miglioramento degli standard potrebbe costringere l’ente a murare i varchi sui quali non si riesce ad intervenire. E questo determinerebbe una gravissima frattura, urbanistica e sociale, fra due zone nella città: dalla una parte, infatti, c’è il centro di Trani; dall’altra, invece, il popoloso quartiere Stadio, con i suoi ben 10mila abitanti che, da tempo, attendono, per mezzo di quell’opera, un tangibile miglioramento della loro qualità di vita.

Tanto è vero che, proprio in loro favore, il piano delle opere pubbliche prevedeva, fino a qualche anno fa, il prolungamento del sottopassaggio della stazione ferroviaria da piazza XX Settembre fino a via del Ponte romano. Poi, però, quei soldi, un milione di euro, furono sono sottratti da quel capitolo e trasferiti a quello della compartecipazione del Comune di Trani ai lavori di allargamento della Trani-Andria.

A questo punto, il problema è triplice: il progetto è completo, ma i lavori non sono ancora iniziati; non s’è mai discusso, tanto meno con il quartiere, un piano alternativo provvisorio di mobilità, veicolare e pedonale; se si indugiasse ancora, si rischierebbe un muro ed una consegnate “via Andria bis”.


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