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FOTO e VIDEO. Lino Patruno illumina Trani: al Dino Risi, la storia del jazz in una magica notte

Chi l'avrebbe mai detto che Lino Patruno avesse una collezione di 10mila film? «E certo - conferma il chitarrista -, ma Lorenzo Procacci Leone mi batte e lo invidio per questo. Però, scherzi a parte, lo ammiro perché tenere in vita un circolo del cinema, nel 2015, non è da tutti. So che preferisce film datati, che sono i migliori, e lo ringrazio perché mi permette di tornare a Trani, dopo l'esperienza del 2006 con il Pugljazz di Ilario De Marinis ed una allo Sporting nel 1988».

Così Lino Patruno, aprendo il concerto al circolo Dino Risi, diretto da Lorenzo Procacci Leone, dove gli applausi per lo storico chitarrista jazz hanno di poco superato quelli per i suoi compagni di palco: Ilario De Marinis (contrabbasso); Pino Pichierri (clarinetto); Mino Lacirignola (tromba).

L'artista ha, per prima cosa, invocato la pronuncia corretta della parola "jazz": «"Gezz" e non "jaaz", che fa figo, ma nulla ha a che fare con la storia. E il jazz vero - spiega Patruno - è  improvvisazione su una struttura consolidata. Quindi, creatività sì, ma senza mai uscire dal seminato».

Superlative le guide all'ascolto dell'artista, che ha speso lunghi minuti per colorare ogni pezzo di un racconto che lo illustrasse, da Louis Armstrong ai primi grandi jazzisti bianchi, «perché il jazz nasce a New Orleans, per mano di immigrati siciliani, e, inizialmente, si chiamava “jass”».

Un fiume di cultura e storia della musica, utile a immergere meglio il pubblico nell'atmosfera e, soprattutto, fare capire davvero cosa si stesse suonando. E il pubblico, come sempre, ha gradito. Chi frequenta il Dino Risi, o vi si accosta sia pure occasionalmente, sa che fra artista e platea si crea sempre una perfetta integrazione che pone una parte dello spettacolo al servizio dell'altra.

Sulle esecuzioni, sfondiamo una porta aperta. Patruno si conferma un grandissimo chitarrista musicista (oltre che cantante) e gli altri musicisti, sulla base dei principi di cui sopra, si prendono spazi per deliziosi soli: De Marinis, in particolare, accompagna le poderose pizzicate sulle sue quattro corde con vocalizzi a tono accompagnati da scroscianti applausi.

Bellissima l'esecuzione di «Down by the riverside», un inno alla non violenza tratto da uno dei sermoni, poi  diventati musica, della chiesa battista statunitense: «Le più grandi cantanti nere sono provenute da quelle chiese - sottolinea Patruno - ed io sono onorato di avere conosciuto tante di loro, su tutte Sarah Vaughan».

Inarrivabile «Amapola» (primo video), di James Lacalle, suonato a gran richiesta del compiaciuto pubblico, trascinante «Tiger Rag», dell'emigrato Nick La Rocca, siciliano di Salaparuta, gran finale con «When the saints go marchin' in» (secondo video), storico pezzo del 1898, anch'esso proveniente dalle chiese.

Per la cronaca, oltre i 10mila film, Patruno possiede «40mila dischi, 3500 libri e qualche vestito». Infatti, soprattutto nel suo caso, l’abito non fa il monaco: Patruno si trasfigura quando indossa… la chitarra.


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