Dopo 53 giorni, torna libero anche Nicola Damascelli e, con la revoca della misura cautelare nei suoi confronti, sono tutti in libertà gli indagati dell'inchiesta «Sistema Trani», che lo scorso 20 dicembre aveva visto sei persone ristrette agli arresti, quattro delle quali in carcere, ed altre sette indagate, una delle quali interdetta dai pubblici uffici.
La successiva evoluzione dell'inchiesta avrebbe determinato, da lì a poco, il rilascio di uno degli arrestati ai domiciliari, Edoardo Savoiardo, responsabile dell’Ufficio appalti (con interdizione anche per lui) e, il 30 dicembre, la misura dei domiciliari per tutti gli altri indagati sottoposti a misura cautelare: l'ex sindaco Luigi Riserbato (già ai domiciliari); l'ex vicesindaco Giuseppe Di Marzio, l'ex consigliere comunale, Maurizio Musci, l’ex amministratore unico di Amiu, Antonello Ruggiero, e, appunto, l’ex consigliere, Nicola Damascelli (tutti precedentemente in carcere).
Il difensore di Damascelli, a differenza dei colleghi degli altri indagati, aveva ritenuto di non proporre negli stessi tempi l'istanza di scarcerazione, presentandola soltanto alcuni giorni fa, dopo il rilascio degli altri indagati. Così, nel suo caso, sono serviti altri giorni in più perché il Gip si esprimesse, analogamente, per la sopravvenuta caduta delle ragioni cautelari nei confronti del suo assistito, poiché sono terminate anche le indagini suppletive determinatesi all’esito degli interrogatori di garanzia. Intanto, il Gip aveva revocato anche le interdizioni nei confronti di Savoiardo e del maresciallo Elsa Coppola.
Adesso l'inchiesta prosegue su altri filoni e, nei prossimi mesi, dovrebbe determinare le inevitabili richieste di rinvio a giudizio da parte del pubblico ministero, Michele Ruggiero, sulle quali dovrà esprimersi il Giudice per l’udienza preliminare.
Le ipotesi di reato a base dell'ordinanza cautelare, come si ricorderà, sono quelle di associazione per delinquere, concussione, corruzione elettorale (voto di scambio), turbata libertà dei pubblici incanti ed altro. «Reati ascritti ad un comitato politico-affaristico, denominato "sistema", che "comandava" in città», scriveva il Gip nell’ordinanza.
