A distanza di cinque anni e mezzo da una caduta in strada, le è stato riconosciuto un risarcimento del danno fisico per 35mila euro. La richiesta iniziale era stata di 107mila euro, oltre le spese legali. Si chiude così la storia della signora Francesca, che oggi ha 78 anni, e che il 6 luglio del 2009, in via Don Nicola Ragno, nei pressi di un supermercato, a causa della sconnessione della sede stradale, cadde rovinosamente per strada. L’'impatto determinò danni ingenti all’integrità fisica della cittadina che, rappresentata dall’avvocato Claudio Battista, convenne in un giudizio davanti al Tribunale di Trani. Il Comune resisteva in giudizio attraverso il responsabile dell'Ufficio legale, Michele Capurso.
La causa è giunta fino all'udienza di precisazione delle conclusioni, quando è stata disposta dal giudice istruttore, Gustavo Infantini, la consulenza tecnico legale finalizzata alla quantificazione dei postumi invalidanti permanenti e, quindi, alla stima del danno riportato dalla signora Francesca in occasione di quel sinistro.
Il consulente tecnico d’ufficio, Damiano Palmieri, ha integralmente confermato l'entità delle lesioni riportate, così come indicato nella citazione in giudizio: la donna, sostanzialmente, vive oggi con il 20 per cento di invalidità e, all'epoca dell'incidente, fu interessata da un lungo periodo di invalidità temporanea e, poi, dovete anche sostenere un lungo periodo di riabilitazione. Tutto questo aveva concorso alla richiesta di un risarcimento danni di 107mila euro, mentre l’avvocatura comunale aveva quantificato, come da conteggi sulla scorta dei vigenti parametri giurisprudenziali, l'entità del risarcimento del danno in 80mila euro, sebbene con ulteriori margini di aumento, per effetto della cosiddetta «personalizzazione del danno», fino ad un massimo di 105 mila euro.
Il giudice avrebbe dovuto tenere conto dell'età e numerosissimi parametri che intervengono in queste circostanze in cui, in ogni caso, era stata riconosciuta la responsabilità oggettiva della pubblica amministrazione. In altre parole, la caduta della signora Francesca era stata sicuramente dovuta al dissesto della sede stradale, e non certo ad imperizia o imprudenza: pertanto, la donna andava risarcita.
Dopo un serrato scambio di proposte e controproposte, a mezzo di posta elettronica certificata, la somma da riconoscere alla paziente è stata di 35mila euro, comprensiva di ogni voce di danno, rivalutazione, interessi e competenze legali.
Quello riportato è il primo caso di sinistro stradale del 2015. La determinazione, infatti, è la numero «01». Mediamente, sono circa 200 i sinistri stradali oggetto di contenzioso nel corso dell'anno, e le richieste di risarcimento danni, in taluni casi, arrivano anche a somme maggiori. Ma non sempre i cittadini ottengono quanto sperato: presso il Giudice di pace, nel 70 per cento dei casi, le tesi difensive del Comune vengono accolte; in tribunale, invece, gli esiti oscillano intorno al 50 per cento. In ogni caso, il Comune propone sempre la resistenza in giudizio e, in questo modo anche quando paga, riesci a pagare meno di quanto l’ente avrebbe fatto attraverso l’assicurazione.
