Il presidente della Repubblica avrebbe firmato, tra gli altri, anche il decreto di scioglimento del consiglio comunale di Trani. È quanto si è appreso, sebbene verbalmente, dall’ufficio stampa del Quirinale nel corso della serata di ieri, trascorsa, peraltro, senza individuare alcun atto formale in tal senso. Il 24 febbraio, dunque, è trascorso nell'assenza di un documento che certifichi ufficialmente che Trani vada al voto la prossima primavera, ma nella sensazione, ormai consolidata, che sarà proprio così.
Peraltro, non è soltanto grazie ad un cortese cenno di riscontro al telefono del cronista che si può affermare ciò, ma basterebbe richiamare le parole espresse da commissario prefettizio, Maria Rita Iaculli, durante la sua conferenza stampa di insediamento, nel corso della quale affermò che sarebbe rimasta fino alle elezioni della prossima primavera, «perché la norma dispone che, se la causa di scioglimento interviene entro il 24 febbraio, le amministrazioni vanno al rinnovo nel primo turno elettorale utile». E la causa di scioglimento, pertanto, non dovrebbe essere individuata nel decreto del Presidente della Repubblica, che rappresenta soltanto l’ultimo atto burocratico in tal senso, ma nelle dimissioni del sindaco di Trani, che si sono consolidate lo scorso 19 gennaio e hanno determinato, il 22 dello stesso mese, il decreto di sospensione del consiglio comunale da parte del Prefetto della Provincia di Barletta-Andria-Trani, Clara Minerva, e la conseguente nomina del commissario prefettizio, Maria Rita Iaculli.
È pur vero che, perché lo stesso sindaco pro tempore assuma le funzioni di commissario straordinario, resta sempre necessaria la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale del decreto di scioglimento dell’assemblea elettiva. Ma, come pare di intuire, questo è un atto burocratico la cui ritardata manifestazione non porrebbe in discussione le elezioni amministrative la prossima primavera.
Va anche detto che il Viminale non ha ancora confermato la data delle elezioni: quella del 17 maggio è possibile, ma non ufficiale. Nulla esclude che si voti il 24 o il 31 maggio, e questo giustificherebbe, a maggior ragione, il ritardo della pubblicazione almeno dell’ultimo blocco di decreti di scioglimento dei consigli comunali.
In altre parole, le indagini della magistratura, da molti viste come motivo del prolungamento del commissariamento di almeno un altro anno, farebbero il loro corso su binari paralleli rispetto a quelli della politica, che non avrebbe sbagliato a riorganizzarsi, come sta facendo, con la definizione di quattro candidati sindaco già sicuri (Procacci, Papagni, Laurora, il vincitore delle primarie del centrosinistra) ed un non meglio precisato numero di liste in fase di formazione.
