“Se siete contenti dello stato in cui versa Trani e della vostra condizione economica, occupazionale e sociale, continuate a puntare su chi ha amministrato la città negli ultimi vent’anni, sempre gli stessi malgrado maldestri tentativi di camuffamento o riciclo. Se invece volete rompere con il passato, affidando la città a un gruppo di persone che puntano al bene comune senza pretendere nulla in cambio, senza avanzare pretese personali o partitiche, con l’obiettivo di rimettere competenza e meritocrazia al centro della gestione della cosa pubblica, allora dovete puntare su di noi”.
Antonio Procacci, candidato sindaco di Trani alla guida del movimento civico Trani#ACapo, lo ha ripetuto in tutte e tre le tappe del weekend del suo tour nei quartieri, in luoghi emblematici dell’assenza dell’amministrazione comunale, delle promesse non mantenute «della politica con la “p” minuscola che ha dominato la scena tranese nell’ultimo ventennio».
Sabato pomeriggio il giornalista ha parlato in via Annibale Maria di Francia, nel quartiere “Stadio”, e domenica mattina nella pinetina di via Andria e di fronte alla chiesa degli Angeli Custodi. Lo ha fatto impugnando il suo megafono, simbolo di una campagna elettorale a costo quasi zero ma pregna di contenuti, idee e passione. “I responsabili della deriva della nostra città devono andare a casa”, ha sottolineato Procacci.
“L’economia è ormai ferma, la disoccupazione dilagante. La gente che non ha lavoro e santi in paradiso è disperata. Chi ci ha amministrato, oltre, ha giocato sulla salute dei nostri figli, ignorando una gravissima emergenza ambientale rappresentata dalla discarica e dai rifiuti radioattivi nelle cave. E reso Trani una città in cui impera il clientelismo. Dobbiamo invertire la rotta partendo da queste priorità. E lo faremo rendendo noti con largo anticipo gli assessori che se ne occuperanno. Cosa che gli altri partiti non potranno mai fare perché ostaggio dei poteri forti, dei finanziatori e dei ricatti dei portatori di consensi. Un vecchio modo di fare politica che ha fatto sprofondare Trani nel baratro. Rompere gli schemi del passato è vitale per rimettere in moto la città”.
