Nel pieno della festa di Purim e, di conseguenza, delle manifestazioni di Lech lechà, oggi Trani offre un nuovo, accattivante spaccato di enologia in chiave ebraica. Infatti, proprio nel cuore della Settimana di arte, cultura e letteratura ebraica, per la prima volta si parlerà in maniera diffusa ed approfondita del vino kasher: «Antichità e complessità di una tradizione» è il titolo della conferenza in programma oggi, alle 17, presso la sinagoga Scolanova, a cura di Cosimo Yehudàh Pagliara
La cucina kasher dispone di alimentarsi solo con cibi rispondenti a regole ben precise di provenienza, trattamento e preparazione. Alcune di queste regole riguardano, specificamente, il vino, bevanda che ha un importante ruolo nella cultura ebraica sia sotto il profilo strettamente alimentare, sia religioso.
La parola ebraica “Kasher” o “Kosher” significa, appunto, conforme alla legge, consentito cioè da regole millenarie presenti nei testi sacri all’Ebraismo e seguite dagli ebrei di tutto il mondo. Esiste, infatti, un divieto di bere vino o cucinare con aceto di vino che non sia supervisionato dal Rabbino. Ciò è da collegarsi soprattutto al fatto che il vino, per la religione ebraica, è legato alla santificazione del sabato e delle festività che ruotano intorno alla vita degli ebrei, ed ecco perché l’iter per la sua produzione presenta determinate peculiarità.
Ecco alcune delle principali regole da osservare: la kasherizzazione dei tini, o tank in acciaio, attraverso successive operazioni, lavaggio con acqua calda e soda, riempimento e svuotamento successivo nell’arco di settantadue ore per tre volte con acqua fredda; la raccolta dell’uva, da effettuarsi rigorosamente a mano, per evitare che la macchina compia la prima macinatura.
Nel corso di Lech lechà, la garanzia che per il vino utilizzato siano state eseguite tutte le accortezze previste è assicurata dall’Antica casa vinicola Leuci, di Guagnano (Lecce), unico produttore in Puglia di vino kasher e fornitore, appunto, della manifestazione.
