Manda segnali non proprio rassicuranti Fabrizio Ferrante, da Facebook, all’indomani delle primarie, parlando di «disonestà intellettuale: “Oltre 5000 votanti significa primarie inquinate”, ma ora, quello stesso dirigente (probabilmente riferendosi a Ruggiero Mennea, ndr) non dice nulla, anzi si compiace per l’affluenza dei partiti. Eppure, neanche alle elezioni vere hanno mai messo insieme tanti voti».
Difficile comprendere se l’ex presidente del consiglio voglia sfilarsi, o meno, dalla coalizione di centrosinistra, a dispetto del fatto di avere firmato, come gli altri candidati, un contratto pre primarie di adesione al programma del centrosinistra con l’impegno a sostenere il vincitore.
Ferrante dice di essersi preso «una breve pausa di riflessione, poi la decisione: purtroppo – afferma -, non sempre le scelte sono libere, a volte indotte. A risultati invertiti sarei stato massacrato sul voto da destra che, evidentemente, non ho e non ho mai avuto».
