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Impianti pubblicitari, i dettagli del nuovo piano. E, dopo la Vas, anche della presunta inchiesta della Procura di Trani non c'è più traccia

La Vas? Avevano scherzato. L’inchiesta giudiziaria? Forse non c’è mai stata. La recente approvazione del regolamento per gli impianti pubblicitari, se da un lato va accolta con estrema soddisfazione, dall’altro innesca interrogativi sul perché si sia perso tanto tempo e, soprattutto, sul perché non si sia voluta una commissione d’indagine per fare luce sul nebuloso passato all’origine della giungla della pubblicità stradale a Trani.

Lo scorso mese di novembre, in consiglio comunale, si era ritirato il provvedimento con il pretesto della presunta assenza della Valutazione ambientale strategica. Motivazione tanto pretestuosa nella misura in cui, quattro mesi dopo, lo stesso provvedimento è stato approvato dal commissario senza la Vas, proprio come il dirigente aveva detto in aula: «Non è necessaria per questo tipo di proposte di deliberazione».

Nell'atto approvato dal commissario straordinario, peraltro, non si fa neanche parola, in alcun passaggio, della presunta inchiesta giudiziaria che invece, ripetutamente, era stata sbandierata dal sindaco uscente, Luigi Riserbato, per motivare anche il diniego della proposta di istituire una commissione d'indagine che facesse luce su tutte le ombre della cartellonistica abusiva a Trani.

Non si deve dimenticare, infatti, che oggi siamo in presenza di una massa di impianti pubblicitari sostanzialmente fuorilegge, montati in assenza di autorizzazioni e rimasti lì, soprattutto, perché nei contenziosi le aziende hanno, opportunamente, fatto leva sull'assenza di un regolamento che però, adesso, finalmente c'è.

Da ieri il regolamento è ufficialmente sul sito istituzionale del Comune e, ad una prima lettura, sembra porre in risalto, innanzi tutto, un principio inalienabile: ogni richiesta di installazione di impianto pubblicitario va sottoposta all'approvazione del Comune di Trani. Molto chiaro, anche, lo scenario relativo ai quattro ambiti in cui gestire la questione delle installazioni: l'ambito numero 1 comprende le aree centrali del territorio comunale di Trani aventi particolare rilevanza storica ed urbanistica. In tale ambito, le esigenze di tutela architettonica ed urbanistica impongono la massima cautela negli inserimenti pubblicitari; l'ambito numero 2 comprende le aree poste all'interno dei centri abitati a prevalente destinazione residenziale. Anche qui si impongono esigenze di tutela architettonica ed urbanistica, per cui permangono le ragioni di cautela negli inserimenti pubblicitari; l'ambito numero 3 comprende le restanti aree poste all'interno dei centri abitati nel territorio comunale, come delimitate ai sensi del Codice della strada. In tali aree, l'esposizione dei mezzi pubblicitari risulta di minore impatto sulla struttura urbana; l'ambito numero 4 comprende le aree poste al di fuori dei centri abitati nel territorio comunale, sempre come delimitate ai sensi del Codice della strada. In tale ambito, l'installazione degli impianti pubblicitari sarà consentita unicamente nel rispetto delle norme dello stesso codice.

In altre parole, finalmente è il Comune di Trani a gestire la partita, ad avere il ruolo del mazziere e distribuire le carte. Solo così dovrebbe terminare l'anarchia che ha stravolto ed imbruttito la città, terreno di tanti alberi di ferro al posto di quelli veri.

E non è un caso che, rispetto agli impianti esistenti e censiti, alla data del 28 settembre 2010, il piano preveda un notevole ridimensionamento delle superfici affissionistiche nella misura di 417,60 metri quadrati, riducendosi dagli esistenti 2.132,60 metri quadrati ai programmati 1.715 metri quadrati. Il piano, composto di sette elaborati, è stato redatto dall’architetto laziale Giuseppe Agostini.


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