Sono ben cinquantasei i film stropicciati, stesi, strappati, reinterpretati, "rivoltati come calzini" e disegnati su una striscia da Stefano Disegni. L'autore e disegnatore romano si definisce «una fidanzata delusa dal cinema» ed è per questo che lo attacca con malizia e un pizzico di cattiveria quando un film non funziona.
Seduto al fianco del critico Vito Santoro e del vignettista Gidì (Giuseppe Del Curatolo) si è raccontato al pubblico della libreria Luna di Sabbia di Alessandro Aruta e Alice Pastore che quotidianamente e con passione preparano il terreno per una buona riuscita degli appuntamenti. "L'ammazzafilm" è l'ultima raccolta di Disegni, un piccolo grande riassunto dei suoi ultimi dieci anni di lavoro con un viaggio nel mondo del cinema in ordine alfabetico.
Non c'è pace per i film brutti, da Moccia ai film tratti dai libri di Dan Brown, passando per i fratelli Muccino e i Vanzina. Hunger Games, ad esempio, servirà a far diventare più "scema" la figlia che invece è bravissima a scuola. Tra gli aneddoti più apprezzati dal pubblico ha trovato spazio il salto di qualità della Bellucci nelle sue vignette. «Ho fatto mea culpa. Prima le disegnavo un volto da cane per sottolinearne le doti artistiche ma devo ammettere che aver visto Asia Argento mi ha fatto ricredere. Una volta mi hanno presentato Monica ad una festa del cinema dove tutti mangiano ma non sanno il vero motivo per il quale sono lì e pensavo mi volesse colpire con un pugno, invece mi ha dato un bacio con abbraccio ed è stata un'esperienza forte. Le ho ridato il volto per sdebitarmi».
Tanto è bastato per parlare della diversa "sensibilità" alle vignette tra il mondo del cinema e quello della politica. «Sono sicuro che i più permalosi siano gli attori o comunque i protagonisti del mondo dello spettacolo. I politici hanno la magistratura addosso e dovrebbero preoccuparsi di una vignetta? Figuratevi se a Bondi interessi davvero che Disegni lo prenda in giro con un disegnino. Chi vive di spettacolo invece vive di immagine e se metti in discussione o screditi le loro capacità artistiche o professionali è un dramma».
Una decina di querele all'attivo - "le appendiamo al petto come medaglie" - e tanti anni di lavoro in redazioni ed in alcune è stato anche direttore: Cuore, Ciak, Il Misfatto (inserto del Fatto Quotidiano), Guerin Sportivo, Corriere della Sera (Sette) e pubblicazioni con Mondadori, Feltrinelli, Einaudi. Per tutti c'è il tempo e il modo, una forma di "autocensura" che applica in base al contenitore, un modo per rispettare il pubblico: «Sette raggiunge un milione e mezzo di persone, il Misfatto al confronto è di nicchia e quindi mi posso permettere una parolaccia in più. Devi calibrarti, è una forma di rispetto verso chi avrà in mano quel giornale».
«Il disegnatore è un bambino che non è mai cresciuto, disegna per passione ed ha avuto la fortuna e la capacità di trasformare questo in lavoro. Oggi affrontiamo una situazione particolare per la crisi dell'editoria e perché l'interesse globale si è spinto verso il web ma il web non paga. Al Misfatto diamo spazio a tanti giovani, riusciamo persino a pagarli, ma non è semplice. Credo ci siano tantissimi ragazzi con grandi capacità, oggi apprezziamo fenomeni tipo Zerocalcare che possiede un grande talento autoriale».
Scrittori nel tempo ospiterà il prossimo 9 aprile lo scrittore Massimo Carlotto.



