Sono quattro le condanne che il Tribunale di Trani ha pronunciato all’esito del processo nato dall’inchiesta sulla cessione a privati, da parte di Amet Spa, del terreno di corso Imbriani su cui un tempo sorgeva una cabina elettrica e, adesso, invece, un palazzo.
Si tratta dell’ex presidente di Amet, Alfonso Mangione (8 mesi), e, per 6 mesi, dell’ex dirigente dell’Ufficio tecnico comunale, Giuseppe Affatato, e di due la commissione che aggiudicò l'appalto, Salvatore Leggieri e Vincenzo Piizzi.
Il provvedimento è la conseguenza di un’indagine nata nel 2006 dopo l’aggiudicazione della gara indetta dall’Amet per la vendita di quel terreno. Secondo l’accusa, gli imputati «in concorso tra loro, al fine di escludere altri partecipanti da una gara pubblica per la vendita di un suolo nel comune di Trani, avevano indirizzato, mediante artifizi ed illegittimità procedurali, l'esito dell'appalto a favore di una impresa del posto». Le ipotesi, confermate nel giudizio, sono state "turbativa d'asta" ed "abuso d'ufficio".
Un quinto imputato, Gerardo Graziano, legale rappresentante dell’impresa ritenuta favorita, è stato assolto per sopraggiunta prescrizione. Il pubblico ministero, Antonio Savasta, ha sempre sostenuto che gli imputati avrebbero fatto in modo che alla gara partecipassero solo due ditte facenti comunque capo allo stesso soggetto, trasformando sostanzialmente l'appalto in una trattativa privata.
