Il Giudice per l'udienza preliminare, Francesco Messina, ha assolto, all'esito del rito abbreviato, i tre imputati nel processo relativo all'inchiesta afferente lo stabile realizzato in via Finanzieri.
L’immobile era stato oggetto di un sequestro preventivo, eseguito dalla Capitaneria di porto di Bari il 26 febbraio 2014, successivamente riformato dal Tribunale del riesame delle misure reali di Trani. Il proscioglimento è arrivato in favore del costruttore, Francesco De Mango, difeso dall’avvocato Mario Malcangi, e due dirigenti uscenti dell'Ufficio tecnico, Giuseppe Affatato e Giacomo Losapio, difesi dall’avvocato Giacomo Ragno.
Decadute, quindi, le ipotesi di concorso in abuso di ufficio nel merito dei permessi a costruire chiesti e rilasciati, Messina ha accordato la richiesta di assoluzione dello stesso pubblico ministero, Silvia Curione, che a sua volta rappresentava il titolare dell'inchiesta, Michele Ruggiero, che l'aveva peraltro rilevata dal collega Giuseppe Maralfa, nel frattempo passato ad altra Procura. Era stato proprio Ruggiero a chiedere il rinvio a giudizio degli indagati, che optarono tutti per il rito abbreviato.
Lo stabile, eretto in adiacenza all'isola ecologica di Amiu Spa ed a distanza breve, ma congrua (oltre cento metri) dal depuratore comunale, era stato oggetto di una o più denunce, giunte in Procura, con riferimento alla necessità che si verificassero le eventuali criticità di un fabbricato sorto a pochi passi dal mare e strutture di pubblica utilità, in una zona fino ad allora sprovvista di analoghe edificazioni.
Alto cinque piani, il palazzo era stato sequestrato quando ormai completato e prossimo ad essere occupato, dopo che gli appartamenti erano stati quasi tutti venduti.
Nell’udienza preliminare si è convenuto sulle linee che avevano già convinto il Riesame ad autorizzare il dissequestro dell'immobile, condividendo, nell’istanza a suo tempo presentata dall'avvocato Malcangi, l'interpretazione ed applicazione delle più recenti norme in tema di distanze tra impianti di depurazione e nuove zone abitate: sono i nuovi impianti di depurazione da realizzarsi lontano dalle abitazioni, mentre, se a distanza congrua, come nella fattispecie, si può edificare nella zona di impianti già esistenti.
A rafforzare tale tesi difensiva, una serie di perizie, d’ufficio e di parte, evidentemente ritenute congrue per chiudere subito il rito abbreviato con la tripla assoluzione «perché il fatto non sussiste».

