C’è anche il tranese Dario Agrimi fra gli artisti che, fino al prossimo 4 maggio, espongono a Bari in occasione della mostra «L’Arte del gran premio di Bari - Le macchine cele(b)ri», collettiva d'arte contemporanea in corso di svolgimento presso la Galleria Forma4, in via Argiro.
Si tratta di un pregevole evento artistico collaterale al Gran premio di Bari, kermesse d’auto d’epoca in programma domenica 3 maggio, nel centro di Bari.
Agrimi non correrà da pilota, ma gareggia idealmente con le sue creazioni. Artista poliedrico, classe 1980, spazia dalla pittura alla scultura, video ed installazione. Il suo lavoro, di carattere concettuale, gli ha consentito di esporre con successo in Italia e all’estero. Ha collaborato con una nota multinazionale inglese per la realizzazione della campagna pubblicitaria del 2014, e la stessa campagna ha goduto di visibilità mondiale. Lavora nei suoi due studi, uno a Trani e l’altro a Torino.
A Bari Agrimi presenta «Pubertà», ntrgrf su carta (tecnica sperimentale da lui inventata e proseguita), 50x50, 2015. Si tratta di sei lavori, un polittico con una tecnica sperimentale a lui, e ad i suoi estimatori molto cara.
Il titolo sembra rappresentare un’autentica passione dell’Agrimi ragazzo, la cui stanza dei giochi doveva essere ben fornita delle mitiche Matchbox, le automobiline mignon che hanno fatto crescere felici intere generazioni, unendo in un sano divertimento genitori e figli.
Gli artisti in mostra sono i seguenti: Pierluca Cetera, Flavia D'Alessandro, Gianni De Serio, Antonio Giannini, Beppe Labianca, Massimo Nardi, Francesco Sannicandro, Lino Sivilli, Arianna Spizzico, Beppe Sylos Labini.
Di certo, anche grazie alla felice intuizione del direttore artistico, Flavia D’Alessandro, arte e motori si conferma binomio possibile: «Ieri come oggi – spiega Flavia - l'arte mette in moto, cambia marcia e si fa strada. Un incontro fortuito fra due passioni che, già nel secondo dopoguerra, si sono incrociate in una Bari che, da impareggiabile location, ha vissuto un momento radioso e memorabile fra il 1947 e il 1956. Furono ben nove le brillanti edizioni del Gran Premio che sancirono di diritto l’ingresso del capoluogo pugliese nella storia delle capitali mondiali della Formula Uno. Ieri come oggi, le macchine d’epoca sempre più celeri diventano cele(b)ri, intrecciando energia e velocità lungo lo stesso rettilineo – quello della storia - su cui solo gli artisti sanno apporre il loro sigillo indelebile».
Per Giuliana Schiavone, autrice del testo critico, Agrimi e colleghi ritraggono «macchine improbabili, impossibili, macchine inutili: che siano lette in positivo o in negativo si tratta di indiscussi simboli della modernità. Quando poi al centro delle riflessioni dell’arte vi è una classe particolare di veicoli, rappresentato dalle auto d’epoca, ecco che il discorso si fa più ampio sfiorando i poli della storia, della tecnologia e dell’estetica. Di fronte a dei veicoli d’epoca si è colti dalla sensazione che ci sia qualcosa da salvaguardare storicamente, che rende tali veicoli così celebri, per quanto non più celeri come un tempo, di fronte al progredire tecnologico».




