Trani è Cattedrale, splendidi scorsi architettonici, un porto caratteristico e città della pietra. Cosa resta oggi di quella definizione? Se lo chiede Tommaso Laurora, candidato al consiglio comunale per il Pd, ponendo in rilievo la situazione del settore lapideo tranese.
«La mancanza di commesse sia del settore privato sia del settore pubblico, unitamente alla spietata concorrenza di altri paesi in cui la manodopera e' più economicamente conveniente, ha devastato il settore. Per non parlare della acquisizione del materiale direttamente dalle cave di produzione da parte degli operatori economici di paesi stranieri, che hanno depredato le risorse del nostro territorio, e complicato, se non addirittura impedito alla fonte, l'acquisizione dei blocchi di pietra da parte dei nostri imprenditori» scrive.
«Assistiamo alla edificazione di fabbricati che non utilizzano più come rivestimento la nostra pietra, ma i materiali più disparati, dai mattoncini in cotto toscano ai graniti, dalle ceramiche al grès, per non parlare delle strade della città moderna e contemporanea in cui non si usa più la Pietra di Trani come materiale ne' per i marciapiedi e ne' per le carreggiate. A mio parere occorre invertire questa tendenza all'impoverimento culturale e alla perdita della nostra tradizione creando le condizioni per un rilancio del settore, perlomeno a livello cittadino. In questo l'amministrazione comunale può e deve fare la sua parte, disciplinando con più attenzione l'edilizia privata e adottando criteri mirati per l'edilizia pubblica».
Laurora auspica che venga inserito l'obbligo di utilizzo del rivestimento dei fabbricati in Pietra di Trani, l'obbligo di utilizzo della Pietra di Trani almeno nelle viabilità pubbliche principali da parte dei lottizzanti nei nuovi PUE, l'utilizzo della Pietra di Trani nelle opere pubbliche e in occasione del rifacimento delle sedi stradali principali della città.
«L'auspicio personale e' ritenere che l'amministrazione comunale possa e debba impegnarsi per svolgere un ruolo importante nel rilancio del settore, per consentire l'aumento dell'occupazione, per conservare le tradizioni del costruire e per salvaguardare la memoria delle nostre architetture e della nostra cultura».
