(riceviamo e pubblichiamo) “Sono convinto che le soluzioni per salvare la biblioteca prospettate da Tomasicchio e Bottaro non siano praticabili, ma sono pronto a sostenerle dinanzi al commissario straordinario”.
Così Antonio Procacci commenta le conclusioni dell’incontro di ieri pomeriggio. “Ci è stata rivolta una domanda ben precisa”, racconta Procacci: “quale soluzione proponente per evitare che dal 1° maggio la biblioteca resti chiusa? Ho inteso questa domanda come "quale soluzione concreta e praticabile proponente?". Sono stato il primo ad intervenire e ho detto che personalmente non credo ci siano soluzioni. O che quantomeno non ci sono soluzioni per consentire alla cooperativa Imago di poter continuare a svolgere l'ottimo lavoro svolto negli ultimi cinque anni. Perché, come tutti ormai dovremmo sapere, la Corte dei Conti ha sanzionato il Comune di Trani, vincolandolo alle sole spese obbligatorie, almeno fin quando non saranno dati chiarimenti. Questo accadrà, il commissario ci sta lavorando, ma certamente il ricorso e, di conseguenza, un'eventuale rimozione del vincolo, non arriveranno mai entro il 1° maggio. E allora, perché prendere in giro i cittadini? Soluzioni non ce ne sono. Soluzioni per una proroga ad Imago non ce ne sono. E così, per quanto non la condivida, l'unica strada per tenere quantomeno aperta la struttura è quella intrapresa dal commissario, con il bando di cui tutti abbiamo appreso ieri. Una soluzione transitoria, solo tre mesi, per tenere aperta la biblioteca e, nelle more, espletare una nuova gara, nella speranza che questi 90 giorni siano sufficienti per ottenere lo sblocco delle spese. Lo so, una verità scomoda, ma è così”.
Gli unici a proporre delle soluzioni sono stati Bottaro e Tomasicchio. Il primo ha detto che la gestione della biblioteca può certamente rientrare tra le spese obbligatorie e che sarà lui stesso a spiegarlo al commissario. Il secondo ha detto che la gestione della biblioteca, attraverso un parere pro veritate, può rientrare tra le spese della pubblica istruzione e pertanto tra le spese obbligatorie ed ha proposto anche di firmare una polizza fideiussoria per coprire l'eventuale danno erariale che dovesse configurarsi se questa soluzione fosse censurata dalla Corte dei Conti. “Per carità, loro sono avvocati, io no”, prosegue Procacci. “Ma le carte le so leggere, sono abituato a documentarmi prima di parlare e di scrivere, e credo proprio che la cultura, per quanto essenziale, non rientri tra le spese obbligatorie. Sia chiaro: non è una mia considerazione, ma è quanto prevede la legge. Tomasicchio vuole farla rientrare tra le spese della pubblica istruzione, ritenendo che queste siano invece da considerarsi obbligatorie (sarebbe stato bello se loro, avvocati, avessero anche citato i riferimenti di legge). Io so che le competenze del Comune sulla pubblica istruzione si limitano ad assicurare il diritto allo studio, al funzionamento delle scuole dell'infanzia, primaria e secondaria di 1° grado, al servizio agli alunni portatori di handicap e al trasporto scolastico. E so anche che queste competenze non rientrano tra le spese obbligatorie. Se in una scuola ci fosse un pericolo di crollo e si dovesse intervenire subito, quella sì, sarebbe una spesa obbligatoria, ma in tutti gli altri casi no”.
“Naturalmente spero di sbagliarmi e, statene certi, ne darò atto agli interessati”, conclude Procacci. “E proprio perché sono realista ma non disfattista, per quanto sia convinto che non siano praticabili, ho dato la mia disponibilità a sostenere dinanzi al commissario le soluzioni proposte da Tomasicchio e Bottaro. E che Dio ce la mandi buona”.
