Presentata, presso la casa di reclusione maschile, la terza edizione di «Ripartiamo dalla pasta», progetto di riqualificazione sociale per i detenuti, attraverso un percorso formativo in cui si fonderanno cibo e letteratura con l’obiettivo di dare nuovi stimoli ed un rapporto consapevole con ambiente, natura, tradizioni e sociale a chi, dopo avere scontato la propria pena, cercherà di reinserirsi nella società.
Sono intervenuti: Bruna Piarulli, direttore aggiunto del penitenziario; Elisabetta Pellegrini, responsabile Area trattamentale del penitenziario; Roberta Martino, dirigente medico Unità operativa assistenza penitenziaria Asl Bt; Rosa Musicco, direttore Ufficio regionale detenuti e trattamento; Giuseppe Mastropasqua, magistrato di sorveglianza; Marina Mastromauro, amministratore delegato Granoro; Salvatore Turturo, amministratore Factory del gusto; Angela Pisicchio, responsabile Presidio del libro di Corato; mons. Savino Giannotti, vicario diocesi di Trani.
Secondo Rosa musicco, «questo progetto è importante per tutti, sono interventi da valorizzare e sui quali fare analisi a posteriori. Trani è un modello da riproporre in altre strutture, in ambito di rieducazione e reinserimento».
Per Paola Ruggieri, «Questo percorso potrebbe benissimo diventare un futuro lavoro per queste persone. Si sta pensando di creare cooperative interne alle strutture carcerarie per creare opportunità per queste persone. Se riuscissero a stabilirsi con un reddito di 700, 800 euro mensili, difficilmente cadranno di nuovo in recidiva».
Marina Mastromauro ha fatto sapere che «il lavoro di questi ragazzi viene anticipato da vere e proprie lezioni che riguardava sia la preparazione della pasta, sia le proprietà di tutti gli ingredienti, anche al passo con le esigenze dei nostri tempi, dalle farine alle lavorazioni varie. È stato straordinario, negli anni scorsi, vedere come alcune donne abbiano recuperato il contatto con la loro vita, una rieducazione intellettuale (cita Pasolini parlando di sottoproletariato, ndr) che ha colmato quel vuoto di sentimenti e quel distacco che avevano maturato per la loro condizione. Io, nei semplici gesti del prendere una forchetta da parte delle signore che partecipavano al progetto nel carcere femminile, notavo quasi sensazioni ed emozioni da “prima volta”, sembrava recuperassero in quel gesto la loro quotidianità perduta. La direttrice mi ha segnalato la necessità di portare questo progetto anche nel carcere maschile, e così abbiamo fatto. E stiamo pensando anche a letture di libri che abbiano a che fare con la cultura del cibo, in collaborazione con i Presidi del libro».
Per Turturo, infine, «Questo viaggio conoscitivo che proponiamo, con la Factory del gusto, noi crediamo possa sicuramente aiutarli ad addentrarsi nel mondo del lavoro. È un ambiente che propone ancora lavoro, e sono sicuro che tanti ragazzi troveranno opportunità».




