«La distinzione tra spese obbligatorie e facoltative è stata abrogata da trentasei anni». Lo scrive l'avvocato Emanuele Tomasicchio, candidato sindaco della coalizione di centrodestra, in una nota protocollata al commissario straordinario, Maria Rita Iaculli, afferente le problematiche inerenti la biblioteca comunale.
Secondo quanto scrive e prova a dimostrare Tomasicchio, «prescindendo dell’abrogazione intervenuta nel 1979, lo stesso ordinamento del 1934 sanciva che le spese per le istituzioni comunali (e la biblioteca rientra fra queste) sono da considerarsi obbligatorie alla pari di quelle generali. La Corte dei conti, peraltro, fa un richiamo alle spese obbligatorie senza entrare nel merito di quali siano, ma va da sé che le biblioteche sono da considerarsi a tutti gli effetti delle istituzioni e che la gestione ed il funzionamento delle stesse vanno obbligatoriamente finanziate. Questo - sottolinea Tomasicchio - l'avrebbe potuto notare qualsiasi ufficio comunale, senza la necessità che si arrivasse alla situazione odierna di emergenza».
Secondo Tomasicchio, «laddove ritenute meritevoli di condivisione, tali osservazioni potrebbero consentire il ritorno della serenità nella comunità cittadina» e, pertanto, suggerisce «la revoca del bando per la gestione provvisoria gratuita dei servizi minimi ed un provvedimento di proroga della gestione della biblioteca per il tempo strettamente necessario all’aggiudicazione della gara triennale in itinere, così rendendo anche superflua la clausola che subordinerebbe l’aggiudicazione definitiva dell'appalto al ritiro delle prescrizioni della Corte dei conti, inapplicabili al caso di specie».
Tomasicchio ha illlustrato alla stampa i contenuti della sua nota-proposta ieri pomeriggio, nel suo comitato elettorale

