Il sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trani, Antonio Savasta, ha notificato l'avviso di conclusione delle indagini, a carico di tre persone, nell'ambito di un'inchiesta riguardante i lavori della condotta sottomarina al servizio del depuratore comunale, deputata a condurre al largo i reflui depurati e, peraltro, tuttora non portata a termine.
Gli indagati sono: Daniella Piola, 59 anni, presidente del Consiglio di amministrazione e, all’epoca dei fatti, amministratore delegato della Sacramati costruzioni, con sede a Badia Polesine, in provincia di Rovigo; Graziano Falappa, 62, direttore dei lavori; Roberto Sacramati, 63, amministratore unico pro tempore della stessa società. Tutti sono difesi dall'avvocato Baldassarre Conteduca, di Barletta.
A Piola e Falappa si contestano, in concorso, inadempimento e frode in contratti di pubbliche forniture. In particolare, avrebbero eseguito i lavori in difformità rispetto al progetto esecutivo. La condotta sottomarina, secondo l'accusa, sarebbe stata realizzata per una lunghezza di 1400 metri fuori del fondale marino e, quindi, difforme rispetto alle previsioni progettuali e contrattuali.
I lavori, inoltre, sarebbero stati eseguiti non rispettando le modalità costruttive imposte dal contratto, non collocandola condotta in trincea di scavo con colmata ed esponendo la stessa alle correnti marine, a fenomeni erosivi ed al moto ondoso, «determinando un vizio tecnico costruttivo da considerarsi grave inadempimento, con maggiore introito rispetto a quanto effettivamente dovuto, quantificabile in 585mila euro, al fine di trarre in inganno l'amministrazione comunale nell’erogare la somma contrattualmente prevista».
Agli indagati si contesta di non avere mai consegnato l'opera, ma di avere percepito quasi integralmente l'intero prezzo dell'appalto, in assenza di un atto di ultimazione dei lavori e collaudo definitivo. I lavori non sono più ripresi dopo la sospensione del 22 dicembre 2006, a seguito della quale sono nate controversie civilistiche in danno dell'amministrazione comunale.
Peraltro, gli indagati avrebbero incassato la somma di 2 milioni e mezzo, finanziata dalla Regione Puglia, «ponendo in essere mezzi fraudolenti ed artifizi e, in particolare per ogni stato di avanzamento, utilizzavano false certificazioni emesse dal direttore dei lavori» e, inoltre, «ottenevano titolo esecutivo, con sentenza del Tribunale civile di Trani per l'ottenimento di una somma di 297mila euro, benché vi fosse consapevolezza del mancato completamento delle opere eseguite».
Al solo Falappa, inoltre, si contesta l’omissione d'atti d'ufficio «avendo, nella qualità di direttore dei lavori, concorso a compiere ed agevolare l'attività fraudolenta della Sacramati e non esercitando le attività di controllo e sanzionatorie».
Per quanto riguarda Roberto Sacramati, avrebbe procurato «un indebito vantaggio patrimoniale nella qualità di appaltatrice dei lavori della condotta sottomarina per la mancata esecuzione e/o difformità dei lavori appaltati, per un totale, alla data odierna, di 660mila euro».
Gli indagati, entro il termine di venti giorni, possono produrre documenti, presentare memorie, depositare la documentazione relativa ad attività d'indagine svolta dal difensore, chiedere al pubblico ministero il compimento di specifiche attività di indagine, dichiarare di presentarsi per rendere dichiarazioni, ovvero chiedere di essere sottoposti ad interrogatori.
