In questi giorni, docenti e personale ATA hanno scioperato per urlare il loro “NO” al ddl della scuola.
Anche noi genitori abbiamo voluto dire la nostra per dimostrare solidarietà alle nostre maestre.
L'unico modo che avevamo per far sentire la nostra voce era non mandare i nostri figli a scuola durante lo svolgimento delle prove INVALSI, sperando che le assenze mandino un chiaro segnale a chi di dovere!
Inoltre, con questo gesto, cogliamo l'occasione per dire che, così come non ci piace la riforma, non ci piacciono queste prove con risposte a crocette che i nostri figli devono svolgere con tempi rigidi.
Questi test mettono ansia ai nostri figli: gli alunni devono fare bene e in fretta, come in un concorso pubblico; non hanno nulla a che fare con la didattica quotidiana, fatta di creatività, capacità critiche, pensieri non standardizzati!
Se questo modo di valutare prenderà piede, correrà il rischio di trasformare la scuola in una scuola di addestramento ai quiz.
Le prove INVALSI creano una classifica delle scuole e degli insegnanti che quindi si vedranno costretti a modificare la propria programmazione che attualmente viene elaborata sui bisogni dei singoli alunni e del territorio in cui vivono.
Noi vogliamo una scuola che coltivi l'unicità dei nostri figli, che si faccia carico delle loro difficoltà e che non finga di badare alla qualità, quando invece nelle aule manca il minimo indispensabile.
Per questo, siamo accanto ai nostri insegnanti al grido di: “La scuola giusta siamo noi”.
Cleonice Freitas Fialho (mamma di un bambino di seconda)
Marianna Di Cugno (mamma di un bambino di seconda)
Jolanda Di Perna (mamma di un bambino di seconda)
Antonia Rovereto (mamma di una bambina di quinta)
(seguono altre firme)

