Il tempo è scaduto, i sessanta giorni prescritti sono terminati e le condizioni del paziente, nel migliore dei casi, possono definirsi stazionarie, benché la prognosi resti riservata. La Corte dei Conti aveva dato due mesi al Comune di Trani per rispondere in merito alle tante criticità emerse con la famosa pronuncia del 19 febbraio scorso, che ha messo in fibrillazione l’ente ed a soqquadro la politica cittadina, facendo venire allo scoperto la scarsa tenuta dei conti comunali e la superficialità con cui Palazzo di città avrebbe condotto, per anni, la gestione della cosa pubblica.
In questo lasso di tempo il commissario straordinario, Maria Rita Iaculli, nonché i suoi dirigenti, hanno provato in tutti i modi a tamponare le falle, riuscendo solo in parte nell'intento: il contenimento delle spese è stato drastico ed i servizi si sono ridotti all’osso. Ma alla Corte dei conti non basta solo questo, ma anche, e soprattutto, la prova provata che si sia messo ordine nella contabilità generale, mano alle cause che hanno determinato i problemi, indicate le relative soluzioni.
Da questo punto di vista, vi sono notizie buone e meno buone nel percorso del Comune di Trani per uscire dalla fase di allarme rosso, nonché sulla strada dell'approvazione del bilancio di previsione 2015, peraltro slittato per tutti gli enti alla fine del mese di luglio e che anche il commissario consegnerà al sindaco che verrà.
In ogni caso, lo stesso sindaco pro tempore ha approvato il rendiconto del 2014, chiudendolo con un avanzo di amministrazione di 5.216.000 euro. Tale somma, a ben guardare, diventa un provvidenziale paracadute, neanche completamente sicuro, per evitare che la situazione precipiti. Infatti, di questa somma, 1.700mila euro sono bloccati per fondi vincolati, mentre 606.000 euro sono vincolati per fondi per finanziamento spese in conto capitale. La parte restante, pari a 2.841.000 euro, viene definita “non vincolata”, ma viene indicata come necessaria per coprire debiti fuori bilancio che, nel frattempo continuano a moltiplicarsi come fossero pani e pesci.
Tanto è vero che, in un'altra delibera approvata dal commissario straordinario, con i poteri del consiglio comunale, si legge testualmente che «l'ammontare dei debiti fuori bilancio è pari a 5.815.000 euro, di cui 4 milioni definibili come importi riconoscibili, e poco meno di 900mila euro per oneri latenti».
Tali somme sono emerse «dopo una prima fase di verifica che ha coinvolto tutti i settori dell'ente – si legge in delibera che il commissario ha approvato con i poteri del consiglio comunale -, ma che potrebbe non essere assolutamente esaustiva perché è accertato il grave disordine amministrativo, nonché la persistente reticenza del personale, che non ha messo i dirigenti, da poco in servizio del Comune di Trani, di svolgere compiutamente le proprie funzioni. Non è stato definitivamente accertato l'esatto ammontare e, pertanto, non si esclude l'esistenza di ulteriori debiti».
Per questi, e per altri motivi, il Comune di Trani fa sapere «che non è stato in grado, nel prescritto termine di sessanta giorni, di riscontrare compiutamente tutti i rilievi formulati dalla pronuncia della Corte dei Conti, anche per l'impossibilità di intervenire, ora per allora, con provvedimenti correttivi».

