Il 20 dicembre 1970 venne festeggiato, nella sede di palazzo Vischi in piazza Longobardi, il primo centenario dalla fondazione della Biblioteca Comunale avvenuta con deliberazione del 23 aprile 1870 della civica Amministrazione capeggiata dal sen. Giuseppe Antonacci. Con tale atto si individuava anche il primo nucleo della nuova biblioteca, costituito dal fondo librario assegnato al Comune di Trani dall’applicazione della legge del 1866 sulla soppressione degli enti ecclesiastici: il nucleo più consistente proveniva dal Convento di San Domenico. È da sottolineare la singolare coincidenza: nel 1996 il 23 aprile sarebbe stata dichiarata giornata del libro e del diritto d’autore, ma non fantastichiamo sulle convergenze storiche.
Il primo centenario della Biblioteca venne celebrato con grande enfasi: vide la partecipazione del sindaco dell’epoca, comm. Saverio Grilli, intervenne il soprintendente bibliografico per la Puglia e la Lucania, prof. Antonio Caterino, che presentò una relazione dedicata a La forma del libro del primo Cristianesimo. Il prof. Giuseppe Viesti dell’Università di Bari pronunziò il discorso commemorativo, il dott. Benedetto Ronchi, direttore della Biblioteca Comunale sin dal 1952, ringraziò i partecipanti alla manifestazione, ma soprattutto illustrò il catalogo della Mostra delle rarità bibliografiche possedute dalla Biblioteca. Erano stati individuati numerosi cimeli per rappresentare la parte più prestigiosa del patrimonio librario: dalle edizioni pugliesi del XVII e XVIII secolo ai due incunaboli, a 27 cinquecentine, tra cui un prezioso Libro d’ore, edizione parigina stampata su velino e riccamente miniata, una selezione di manoscritti e di volumi antichi di particolare pregio e vari volumi di riviste stampate a Trani alla fine del XIX secolo.
La cerimonia raccolse una nutrita e qualificata schiera di partecipanti, tra i quali anche il vescovo di Canne Giuseppe Carata, che l’anno seguente sarebbe stato nominato arcivescovo di Trani. Gli atti vennero pubblicati a spese dell’Amministrazione dalle Edizioni del Centro librario di Bari Santo Spirito nel 1972, sancendo così l’importante ruolo ricoperto dall’Istituto bibliografico nella vita della città di Trani. Il direttore della Biblioteca, Benedetto Ronchi, otteneva in tal modo per la Biblioteca la consacrazione ad un ruolo di primo piano nella vita culturale cittadina.
Non saprei valutare se successivamente a quella celebrazione siano stati organizzati altri eventi che abbiano rappresentato in modo altrettanto elevato il lustro della Biblioteca. Quel che emerge dalla lettura degli avvenimenti quanto mai alterni e critici degli ultimi venti anni è che la Biblioteca ha dovuto affrontare non poche difficoltà, con un percorso sempre in salita, e le vicende recenti che la vedono coinvolta quasi come capro espiatorio nel dissesto finanziario delle casse comunali non sono che la punta dell’iceberg di una storia disseminata di continue minacce di chiusura.
Chiariamo subito che le difficoltà di sopravvivenza non caratterizzano solo la Biblioteca Comunale di Trani. La società in cui viviamo offre l’informazione immediata attraverso la rete e le biblioteche dell’universo mondo sono state messe fortemente in discussione per quel che attiene il loro ruolo istituzionale, rivestito dalla nascita nella notte dei tempi, di raccolte ordinate di libri destinate alla fruizione di un pubblico di lettori in sede. Ora i libri si scaricano dalla rete in formato digitale, si possono consultare rapidamente e si decide se leggerli o cancellarli brutalmente dal proprio dispositivo. È solo questione di qualche clic o di qualche trascinamento dell’indice sullo schermo interattivo del tablet.
Le biblioteche di tutto il mondo sono alle prese con un fenomeno di portata universale, sollecitate a rimodulare il proprio ruolo a cospetto dell’esperienza plurisecolare maturata nel campo dell’archiviazione e della gestione della conoscenza. Ogni biblioteca adotta soluzioni strettamente legate al proprio target di utenza, con l’utilizzo ad ampio raggio delle tecnologie informatiche, talora a scapito della stessa utenza, non sempre istruita a sufficienza nell’adozione e nell’uso degli strumenti informatici. Le biblioteche degli istituti di ricerca, per esempio, sono proiettate, ormai da decenni, nella definizione di standard di condivisione attraverso la rete dei risultati della ricerca scientifica in tempi reali ravvicinati, per cui la mediazione del supporto cartaceo è di intralcio. La stampa su carta è vista solo come strumento possibile della fruizione finale del ricercatore lettore, che può avere bisogno di appartarsi con i propri documenti in spazi privati di riflessione. Le biblioteche di pubblica lettura sono invece sempre più orientate a creare nel proprio bacino di utenza momenti di socializzazione e di promozione, inducendo il bibliotecario ad una riconversione del proprio ruolo, da mediatore della conoscenza ad agit-prop di un improbabile marketing del libro e della lettura.
Ma cerchiamo di circoscrivere l’analisi agli aspetti specifici della vicenda della Biblioteca “Bovio”, che, nata 145 anni fa, ha alle spalle una storia fatta di vicende alterne. Nei primi decenni era ospitata in alcune stanze del Palazzo di Città, che, come tutti sanno, risiedeva nel palazzo Candido in piazza Cesare Battisti. Solo agli inizi del XX secolo si attuò un rilancio di interesse nei confronti della Biblioteca che venne trasferita, il 29 giugno 1926, in piazza Longobardi all’interno di palazzo Vischi. Nel frattempo erano stati acquisiti alcuni fondi librari provenienti da donazioni di privati e il governo nazionale dava attuazione, attraverso le Soprintendenze bibliografiche istituite con regio decreto legge il 2 ottobre 1919, ad una politica di tutela del patrimonio librario italiano e di sviluppo dei servizi bibliotecari locali.
Sono stati sicuramente gli interventi del governo nazionale ad incentivare in vario modo lo sviluppo e la definizione di standard gestionali delle biblioteche di ente locale, con conseguente incremento delle raccolte librarie e istituzione di ruoli specifici e di competenze professionali per il personale assegnato al servizio della biblioteca. A Trani si comincia negli anni del ventennio fascista a nominare un direttore di biblioteca con specifiche competenze culturali e professionali, ma è soprattutto nel secondo dopoguerra che la Biblioteca espande le proprie attività e diviene punto di riferimento costante per le attività cittadine di interesse culturale e Benedetto Ronchi è stato protagonista di primo piano nello sviluppo delle raccolte e dell’attività della Biblioteca “Bovio”.
È il 1972 un anno che segna un discrimine netto nella storia delle biblioteche di ente locale in Italia. Con il DPR n. 3 del 14 gennaio 1972 si è data attuazione al decentramento alle regioni delle competenze delle soprintendenze bibliografiche sia per quanto riguarda i compiti di tutela nel settore dei beni librari che per l’attività di sostegno alle biblioteche locali. Se questo decentramento ha rappresentato un momento di grande rilancio del settore in alcune regioni virtuose, che hanno rafforzato i servizi tecnici e promosso lo sviluppo e la creazione (là dove non esistevano) di nuove biblioteche e di reti bibliotecarie, ha rappresentato invece un momento di crisi per quelle regioni, come la Puglia, che hanno rinunciato ai ruoli tecnici affidando lo svolgimento delle funzioni di settore a pochi amministrativi.
La Regione Puglia ha legiferato in materia di biblioteche e di beni culturali di interesse locale, ma non si è mai dotata di organi tecnici in grado di dare attuazione ai principi accolti e sanciti nelle norme legislative. Ultimamente la legge regionale n. 17 del 25 giugno 2013, Disposizioni in materia di beni culturali, all’art. 19 dispone l’istituzione di una Soprintendenza regionale ai beni librari, ma la cosa è rimasta, per il momento, una pura manifestazione di buone intenzioni. Eppure la storia delle biblioteche pugliesi ha compiuto svolte significative grazie all’opera meritoria di soprintendenti bibliografici come Francesco Barberi, Beniamino D’Amato e Antonio Caterino. A maggior ragione ci sarebbe bisogno di referenti tecnici qualificati in momenti come questi.
Per tornare alle vicende della Biblioteca di Trani si deve segnalare con forza che alcune situazioni contraddittorie andrebbero sanate. Per esempio la sede. Anche se è stata segnalata da qualche incauto bibliotecario come modello di restauro di edificio storico da imitare, l’ex convento di piazzetta San Francesco presenta più di un problema, dal punto di vista biblioteconomico e chi ha seguito negli anni i lavori di recupero funzionale sa bene di che cosa si tratta. I depositi del piano interrato sono costantemente a rischio di allagamento e bisogna solo sperare che non si verifichino piogge torrenziali e che le pompe idrovore siano sempre in perfetta efficienza. Non c’è nessuno che possa garantire non accada anche in futuro ciò che è già successo nel passato.
Altro neo di non poco conto della sede di piazzetta San Francesco è l’insufficiente capienza dei depositi librari. Una biblioteca che si trasferisce in una nuova sede o in una sede restaurata ad hoc dovrebbe poter contare su uno spazio per la collocazione delle raccolte che offra l’autonomia per almeno un trentennio. Nella Biblioteca di Trani gli spazi sono saturi e un numero imprecisato di volumi è rimasto in abbandono nella vecchia sede di palazzo Vischi. Si dovrebbe recuperare spazio con una avveduta politica di scarto, ma non è saggio essere costretti a scelte drastiche per dare attuazione alla carta delle collezioni che permetta un naturale incremento della Biblioteca.
Sarebbe quindi necessario cominciare da una gestione integrata degli edifici destinati ad attività culturali di proprietà comunale, allocando le raccolte secondo scelte concordate tra le strutture, dando corso ad una attività di catalogazione in rete di tutto il patrimonio librario posseduto dal Comune di Trani e integrando le banche dati con le informazioni relative alle altre biblioteche presenti in città. Scelte oculate di digitalizzazione e di fruizione in rete dei documenti digitali consentono di salvaguardare la conservazione dei documenti originali in condizioni ottimali e di evitare il rischio di perdita definitiva delle testimonianze materiali della storia culturale e sociale di Trani.
Il censimento dei patrimoni librari e documentari presenti in Città è sicuramente una attività alla quale sarebbe bene dare corso per attuare una politica di tutela della memoria storica e di valorizzazione e di gestione razionale delle risorse, ma questo discorso meriterebbe analisi e considerazioni più approfondite che mi riservo di fare in altro momento.
Luciano Carcereri
Le fotografie sono tratte dall’archivio di Ruggiero Piazzolla



