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Trani, pellegrinaggi e lavori a rilento alla cava dei veleni: anche i palisti sconfitti dalle esalazioni. Informati Arpa, Asl e Noe

Aspettando i lavori, è iniziato il pellegrinaggio. Alle 10 di ieri mattina, intorno alla cava fumante di contrada Casa rossa, gli unici veicoli che si sono scorti erano di probabili curiosi, nel migliore dei casi proprietari di suoli o contadini all'opera. A differenza della mattina precedente, nessuna autobotte dei vigili del fuoco, nessuna auto di servizio della Polizia locale, nessuna pala gommata o meccanica che desse a intendere che i primi lavori di messa in sicurezza della cava abbandonata, probabile ricettacolo di rifiuti pericolosi, fossero iniziati.

In realtà, lo scenario rispetto alla mattina precedente, in cui i cronisti avevano localizzato il sito ed incontrato sulla loro strada vigili del fuoco e agenti di polizia municipale, è mutato nella misura in cui un'ampia porzione di terreno, almeno 500 metri quadrati, è stata spianata da un mezzo meccanico che poi, ha riversato tutta la terra da riporto nel buco fumante: obiettivo, soffocare il fumo con gli inerti.

Il risultato è stato parziale, anzi, forse, ha provocato un peggioramento dello stato dei luoghi: infatti, anche al di sotto del nuovo strato fuoriesce fumo, i focolai sono ormai innumerevoli e raggiungono quasi il piano campagna, mentre la zona è completamente ammorbata e questo rende impossibile la permanenza anche degli operatori. Gli operatori del mezzo meccanico, dopo avere provato invano a proseguire il lavoro, hanno abbandonato la zona, già prima dell’arrivo dei cronisti, interrompendo il lavori per la mancanza di mezzi idonei a proteggersi dalle esalazioni.

I giornalisti, a loro volta, sono rimasti sul luogo il tempo necessario per osservare la nuova scena e scattare delle foto: la cautela di una mascherina sul volto non è per nulla sufficiente a difendersi dalle l'acre odore che si avverte e si associa anche, subito dopo, a fastidiose sensazioni pruriginose sulla pelle che potrebbero essere associate al fenomeno.

Il Comune di Trani, nel frattempo ha informato della vicenda l'Agenzia regionale per l'ambiente, l’Asl Bt ed i carabinieri del Noe: ciascuno, per la propria competenza e responsabilità, dovrà svolgere accertamenti ed assumere cautele sulla natura del contenuto della cava e, soprattutto, e da subito, sulla qualità dell'aria che si respira in quella zona e delle emissioni che, di notte, giungono in città.

Purtroppo, il Comune di Trani è l'unico nei dintorni a non disporre di centraline funzionanti ed attive per il rilevamento della qualità dell'aria: quelle che ci sono, da anni sono ferme, inutilizzate ed inservibili, presso la discarica dell’Amiu. Soldi sprecati per un investimento fallito e che, invece, è proprio in queste circostanze che avrebbe potuto determinare le prime risposte al sacrosanto diritto dei cittadini di conoscere se, e quanto, la loro salute sia in pericolo.

Nel frattempo, anche Legambiente si prepara a scendere ufficialmente in campo, non soltanto chiedendo l'intervento dell'Arpa, ma, probabilmente, costituendosi parte civile contro i responsabili di questo scempio, sul quale a breve anche la magistratura dovrebbe compiere i primi passi ufficiali.

Almeno, un passo avanti s’è fatto: infatti, ora si conoscono con precisione il luogo e l'entità del fenomeno, ma adesso è tempo di serrare le fila, per evitare che la situazione precipiti ulteriormente e non regali ai cittadini, di Trani del circondario, l’ennesima estate dei veleni: lo scorso anno gli scarichi abusivi e la schiuma in mare; quest’anno la “puzza” che, ancora oggi, tutti sentono e nessuno sa cosa e quanto pericolosa sia.


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