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Cava dei veleni spenta: Trani torna a respirare, ma attende ancora tante risposte

La città aveva una seconda discarica per rifiuti solidi urbani e non lo sapeva o, almeno, lo sapevano soltanto coloro che utilizzavano in maniera criminale. Adesso che, invece, tutti i cittadini ne sono a conoscenza, paradossalmente l'interesse intorno alla cava dei veleni di contrada Profico sembra già affievolirsi nella misura in cui, soffocati i fumi, si sono azzerate le esalazioni notturne.

Proprio quelle, poco più di una settimana fa, avevano destato l’allarme e portato la città in preda ad uno stato di panico generale per via di quella “puzza” che si avvertiva un po' ovunque, soprattutto in periferia, di cui non si conoscevano natura e provenienza, ma che veniva associata a qualcosa di estremamente pericoloso. Da quel momento le ricerche, le ipotesi, fino ad individuare il luogo e comprendere, giorno dopo giorno, di cosa realmente si trattasse e della sua portata. Adesso che il fumo ha smesso di sollevarsi, c'è il rischio però che, con quello, si spengano anche i riflettori dell'interesse dell'opinione pubblica, mentre dovrebbe essere proprio questo il momento in cui l'attività d'indagine dovrebbe prendere il sopravvento su tutto il resto.

In primo luogo sembra quanto meno anomalo il fatto che ancora oggi, a distanza di così tanti giorni, non si conosca neanche il proprietario (o i proprietari) di quel suolo. Eppure non dovrebbe essere così difficile ricercare fra le mappe catastali del Comune di Trani, anzi dovrebbe prioritario perché non si può pensare che chi ha la titolarità di quella cava e di quelle terre non abbia mai saputo nulla di quello che accadeva nella sua proprietà. Resta poi l'attesa dei dati più importanti circa la qualità dell'aria, ammesso e non concesso che si riesca (e chissà entro quanto tempo) a conoscere quelli relativi allo stato del suolo e della falda.  

Come è noto, siamo in presenza di una discarica abusiva di rifiuti solidi urbani, probabilmente conferiti negli ultimi cinque anni in modo ripetuto e massiccio. In quel buco si stima siano stati toccati almeno 25mila metri cubi di immondizia, e si spera ci si sia limitati solo a quella. Inoltre, scocche di auto rubate e poi bruciate e buttate giù, in fondo alla cava, da organizzazioni malavitose specializzate in quel particolare mercato nero. Questo, e molto altro, fanno ritenere che quella fosse una zona franca in cui chiunque si sia affacciato curando i propri interessi a discapito di quelli della collettività.

La prossima settimana si spera di conoscere notizie ufficiali circa le indagini, partite da una denuncia presso la Procura della Repubblica degli attivisti del Movimento 5 stelle, fra i primi a recarsi sul posto insieme con altri volontari ambientalisti. Peraltro, oltre il loro esposto, ci sono anche i successivi sopralluoghi e rilievi di forze dell'ordine ed istituzioni, nonché il progressivo aggiornamento dello stato dei luoghi che gli organi d’informazione hanno prodotto per tenere l'opinione pubblica il più possibile informata di quanto accadeva in quella cava. Resta incomprimibile, ancora una volta, il diritto di conoscere quali e quanti segreti nasconda ancora quel posto, con la speranza che non si debba attendere ancora a lungo per le prime risposte.

Intanto, da domani, Trani avrà anche un sindaco legittimato a muoversi subito con i poteri conferitigli dal consenso popolare, affinché, come massimo garante della salute pubblica, assuma tutte le ulteriori iniziative perché questa brutta pagina di storia ambientale della città si possa chiudere quanto prima, e nella maniera più decorosa possibile.


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