La cava dei veleni è proprietà, probabilmente, di due fratelli che, già nel 2013, furono indagati nell'ambito di un'inchiesta della Procura della Repubblica cui fece seguito il sequestro del terreno, finalizzato alla bonifica dei luoghi: infatti, si era a conoscenza del fatto che in quel sito si stoccassero rifiuti solidi urbani, non pericolosi. Successivamente, l'area fu dissequestrata ed i proprietari non avrebbero più ottemperato alle prescrizioni: non sarebbe da escludere, pertanto, che il recente incendio, prolungatosi per diversi giorni ed all'origine delle esalazioni nocive che la città ha respirato per molte notti consecutive, sia stato causato proprio dalla volontà di bonificare, nella maniera più impropria e pericolosa, i rifiuti a suo tempo stoccati, eludendo gli alti costi della bonifica. L’altra ipotesi è che l’incendio sia nato dalla combustione di una delle auto rubate fatte precipitare in fondo alla cava: vi è una scocca prossima al cumulo dei rifiuti e, da quella vettura, potrebbe essersi sprigionato un violento incendio, forse compatibile, con intensità ed estensione del rogo avvenuto.
Al momento, a quanto si è appreso, la cava non è stata ancora oggetto di un nuovo sequestro, né, tanto meno dell'apertura di un nuovo fascicolo d'indagine. Potrebbe, invece, riaprirsi quello del 2013. Di certo, la cava ha smesso definitivamente di fumare ed il peggio sembra superato, anche tenendo conto del fatto che il luogo è fortunatamente lontano dalla città e, dunque, gli eventuali danni procurati dalle emissioni nell'aria dovrebbero essere stati limitati. In ogni caso, si resta nell’attesa degli ulteriori dati dell'Arpa sui livelli delle diossine: fra una settimana si dovrebbero conoscere sia questi valore, sia quello degli idrocarburi policiclici aromatici.
Intanto, i lavori di sbancamento sono terminati e l'altra certezza è che, adesso, la quantità di rifiuti all'interno della cava è diminuita perché una gran massa di rifiuti, come dicevamo, è andata bruciata. Quanto all'eventuale inquinamento del sottosuolo, accertamenti sono in corso per verificare se il sito sia effettivamente a stretto contatto con la falda acquifera: probabilmente, le pareti rocciose laterali e sul fondo potrebbero avere evitato la contaminazione, ma queste sono solo ipotesi, mentre, per le risposte ufficiali, ci vorrà tempo.
Di ufficiale c'è, invece, che nei prossimi giorni si terrà un nuovo vertice in Prefettura e, per la prima volta, vi prenderà parte il neo sindaco di Trani, Amedeo Bottaro.




