Un passato burrascoso, con precedenti cronaca tutt’altro che di poco conto, ma un presente del tutto normale, tale da fare ritenere che l’uomo si fosse “messo a posto”. Soprattutto per questo motivo c’è apprensione, a Trani, per la scomparsa di Saverio Marcone, 43enne di cui non si hanno notizie da venerdì scorso.
L’uomo, qualificato come giostraio perché componente di una famiglia che esercita quest’attività, ha fatto perdere ogni traccia di sé e, allo stato, le non semplici indagini dei carabinieri devono partire dall’auto, ritrovata in periferia, e da qualche sommaria informazione delle telecamere della video sorveglianza pubblica. Le altre indicazioni dovranno arrivare dalle persone che, nel frattempo, gli inquirenti stanno ascoltando per ricostruire i recenti movimenti dell’uomo.
Le ricerche, avvolte dal massimo riserbo, inevitabilmente, non potranno non intrecciarsi con i fatti di cronaca che lo videro protagonista a cavallo agli albori del 2009, quando la Procura di Trani, proprio attraverso la Compagnia dell’Arma di Trani, mise a segno un’operazione, definita “Ossi di seppia”, che disarticolò un’organizzazione dedita allo spaccio di stupefacenti.
La particolarità di quell’intervento fu legata proprio alla figura del Marcone, che avrebbe eletto come centrale per l’attività di spaccio una stanza del nosocomio di Trani, dove si trovava ricoverato dopo essere sfuggito miracolosamente ad un agguato il 9 aprile del 2008, quando fu raggiunto da quattro colpi di pistola calibro 7,65. di cui tre alle gambe e uno ad un braccio: da degente, avrebbe confezionato le singole dosi, tagliandole con polvere di ossi di seppia, ed impartito ordini ad un sodalizio formato da altre tre persone.
Questi i fatti di sei anni, ma, a quanto pare, da allora le cose sarebbero cambiate e, nell’attesa dei doverosi approfondimenti, allo stato, la scomparsa di Saverio Marcone pare letteralmente avvolta nel mistero.
