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Cava dei veleni, Papagni e Terlizzi (M5s): «Trani ha il diritto di sapere tutto». Tarantini: «Deve preoccuparci soprattutto la falda»

​Nell’attesa dei risultati dell’Arpa su diossine ed idrocarburi policiclici aromatici rilasciati in atmosfera, la «cava dei veleni» merita approfondimenti anche con riferimento alla presunta contaminazione dell'acqua di falda: è proprio attraverso la commistione tra il percolato rilasciato dai rifiuti e le acque del sottosuolo, infatti, che possono avvenire fenomeni di ingerimento di metalli pesanti, decisamente più dannosi per l'organismo e portatori di patologie tumorali rispetto al periodo limitato di emissioni nell'atmosfera.

È stato questo uno dei contenuti intorno i quali si è snodato il dibattito, tenutosi ieri sera presso Villa Quadrifoglio, cui hanno preso parte i penta stellati Antonella Papagni (consigliere comunale) e Gianfranco Terlizzi (attivista) ed il dottor Giuseppe Tarantini, capo struttura del reparto di Ematologia dell'ospedale Dimiccoli di Barletta.

Obiettivo dell'incontro, da una mantenere alta l'attenzione dell'opinione pubblica sul sito di contrada Profico, a distanza di oltre una settimana dallo spegnimento dell'incendio che aveva destato così diffuso allarme in città per le esalazioni nauseabonde che si erano diffuse fino al centro abitato.

D’altro canto, sollecitare le istituzioni ad un monitoraggio di tutte le cave dismesse del territorio, nell'attesa che la Procura della Repubblica, a sua volta, attraverso le forze dell'ordine, faccia luce sui troppi segreti che questa cava porta ancora con sé.

«Quello che sorprende – ha detto Terlizzi - è il fatto che alla cava si accede attraverso una lunga serie di vigneti, quindi diversi fondi i cui proprietari non potevano non sapere. E, per quella che è la mia esperienza, una parete di almeno 20 metri di altezza contiene tonnellate e tonnellate di rifiuti, e vorremmo sapere di che tipo. I camion si sono creati un percorso e chi ha scaricato rifiuti per anni in quel luogo ha anche creato dei dossi per rendere i camion meno visibili durante le operazioni di conferimento. La provenienza? Non sta a noi formulare ipotesi ma alla magistratura».

Secondo Tarantini, «il problema non si ferma all'incendio spento, ma alle conseguenze sulla falda acquifera del percolato disperso in cava. Le maggiori infezioni, infatti, si producono non per via inalatoria, ma per ingerimento, ed i rischi di neoplasie si legano all'ingerimento di metalli pesanti che si sono mescolati alle acque».

Per il consigliere Papagni, «il nostro esposto in Procura punta a fare chiarezza su cause, conseguenze e responsabili di questo scempio. Da questa storia si rafforza la nostra doppia richiesta: da una parte, il monitoraggio di tutte le cave, dall'altra, applicare la legge Rifiuti zero. E non va sottovalutato il rischio perdurante sulle conseguenze della dispersione di percolato dalla nostra discarica: l'incidente è  avvenuto nel terzo lotto ma, adesso, lo si vuole riaprire per prevenire una nuova emergenza rifiuti».

Tra le domande poste dal pubblico, c’è chi s’è soffermato sui presunti dati preoccupanti del Registro tumori. Tarantini ci ha tenuto a precisare che «il registro tumori dell'Asl Bt non ci dice che i tumori sono aumentati rispetto ad altre zone. È vero che ci sono valori leggermente più alti per quelli del fegato e mieloma, ma la situazione non è allarmante come si vorrebbe fare credere. Piuttosto, va detto che l'età media della popolazione è aumentata di sette anni».

L’ex sindaco di Trani non ha voluto rispondere a chi gli chiedeva un parere sui termovalorizzatori, ma, sempre dal pubblico, s’è posto in risalto come non si possa ignorare la circostanza che ci vede, da decenni, in presenza di un sito a noi vicino, la cementeria di Barletta, che utilizza quella struttura anche per bruciare rifiuti (sebbene in quantità limitate) con tanto di avallo di legge.


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