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FOTO. Trani, fine dei lavori: blocchi alla cava dei veleni. Niente fumi, ancora odori, brandelli di rifiuti ovunque. Diossine e Ipa, tardano i dati

Massi in pietra chiudono l’accesso alla «cava dei veleni» di contrada Profico, nell’agro di Trani, fra le strade provinciali 13 e 168, che tanto allarme aveva destato le scorse settimane per un incendio, al suo interno, dal quale si sono propagate in città esalazioni maleodoranti per almeno cinque notti consecutive, prima che si riuscisse a risolvere l’emergenza.

I blocchi, adesso, impediranno l'ingresso al sito di qualsiasi tipo di mezzo pesante. Vi sono anche ulteriori ostruzioni all'interno, per evitare che anche altri tipi di veicoli si avvicinino alla cava dismessa: questo, dunque, lascia intendere che le operazioni di spegnimento e prima sistemazione del sito siano del tutto terminate.

La cava si presenta adesso non più fumante, ma continua ad emanare, almeno sul posto, l'odore che bene si è riuscito a distinguere nei giorni scorsi, derivante dalla combustione dei rifiuti solidi urbani illecitamente stoccati in quel luogo. Adesso che le operazioni di spianamento del terreno adiacente si sono concluse, e lo sbancamento ha letteralmente trasformato il volto della parete di levante della cava, è davvero molto più semplice scorgere quanto grande sia il fronte dei rifiuti conferiti per lunghi anni in quel luogo.

La circostanza che più impressione è vedere spuntare ovunque brandelli di buste della spazzatura lungo quell’ampia e profonda parete che nei giorni scorsi fumava. Pertanto, si può assolutamente confermare l'ipotesi che in quel sito siano stati stoccati almeno 25mila metri cubi di rifiuti solidi urbani, tenendo conto di quanto sia esteso e profondo il fronte utilizzato dai camion per tutto quel tempo.

Intanto, l’Arpa ancora non è stata in grado di comunicare i dati relativi a diossine e idrocarburi policiclici aromatici rilasciati nell'atmosfera dall'incendio dei giorni scorsi: i primi valori rilevati, vale a dire ossido di carbonio ed idrocarburi, si sono rivelati al di sotto della norma, ma quelli più importanti devono essere ancora diffusi.

Dunque, restano tanti interrogativi aperti, anche e soprattutto con riferimento all'eventuale contaminazione della falda acquifera, perché la massa di rifiuti appare imponente e, pertanto, soltanto attraverso azioni mirate, fondate su carotaggi ed ispezioni approfondite, si potrà conoscere un quadro più completo ed oggettivo dei segreti che la cava tuttora nasconde.

Di certo, la grande mobilitazione pubblica, mediatica e, di conseguenza, istituzionale ha consentito di porre freno a un'emergenza che, diversamente, avrebbe raggiunto livelli veramente preoccupanti e conseguenze assolutamente fuori controllo.

Resta da chiedersi, qualora il traffico in entrata ed uscita da quel luogo fosse avvenuto finanche nelle ore precedenti a quell’incendio, che ha fatto saltare il banco di chi ha conferito rifiuti in quel luogo, dove si stiano dirigendo adesso quei camion e se, eventualmente, abbiano già eletto un’altra cava per proseguire l’attività illecita.

Da questo punto di vista, ci si augura che il giro di vite pianificato nei giorni scorsi in Prefettura dal Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica eserciti la necessaria attività preventiva, utile ad evitare che Trani si ritrovi in presenza di una cava dei veleni bis in attività.

Peraltro, scrutando l’orizzonte da quella spianata, si scorge il mare. E viene in mente, di conseguenza, lo slogan elettorale del sindaco Bottaro: «Tornare a Trani è semplice, basta seguire il mare». Parole che, da quella cava, diventano un’involontaria, quanto profonda metafora di una Trani faticosamente alla ricerca di se stessa, gestendo in sequenza emergenze ambientali che mai avrebbe pensato di dovere affrontare in questi tempi e modi.


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