Gli operatori dell'Amiu si affannano a spazzare le strade per quello che possono: soltanto con quello che è stato raccolto dai cestini, nonché lungo marciapiedi e dintorni, si è riempito un intero motocarro.
Ciononostante il porto di Trani, all'alba di stamani, come ogni domenica, si presenta come un campo di battaglia: ovunque si scorgono i resti delle consumazioni di che ha fatto le ore piccole, anzi, di chi ha appena terminato di farle: l’ultimo locale ha chiuso alle 6.30, perché a quell’ora gli ultimi clienti hanno smesso di bere, qualcuno di loro ha vomitato e, tutti insieme, hanno deciso che poteva bastare così.
Gli scenari di piazza Teatro, via Statuti marittimi, molo sant’Antuono sono, ormai, cartoline fisse di un degrado in contrapposizione a quella «Trani città slow» che i cartelli, beffardamente ancora presenti, qualificano facendo pensare non più ai dolci tempi cadenzati del godimento dei luoghi, ma alla lentezza mentale di chi proprio non comprende che il primo, vero problema siamo noi.
Un signore in maglietta bianca e jeans raccoglie quello che può all'ombra del fortino. Dice di essere pagato per fare il guardiano, «ma non posso accettare di vedere questo posto in cui lavoro, da cui vedo il mare e la cattedrale, in queste condizioni. E mi do da fare, per quello che posso, anche oltre la zona di mia competenza».
Un altro esempio di volontariato in mezzo, però, a tanta inciviltà. «Uno degli ultimi clienti di stanotte ha urinato sul muro del fortino – racconta l’uomo -, nonostante ci fossero due bagni disponibili nel locale, che non aveva ancora chiuso. Gli ho chiesto perché e lui mi ha risposto che non aveva tempo».
Consegniamo al sindaco la galleria fotografica di un’alba domenicale triste, e non soltanto per la pioggia di primo mattino, non per chiedergli l'ennesima operazione di volontariato collettivo, ma perché – e siamo certi già ci stia pensando - si pianifichi qualcosa di più strutturale e duraturo per evitare che a Trani qualcuno rimetta e la città ci rimetta».










