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Canfora a Trani rilancia l'allarme: «Costituzione e democrazia a rischio». Ed attacca anche i giornalisti: «Pennivendoli»

L'articolo 48 della Costituzione italiana sancisce il diritto, il dovere e la segretezza del voto: da questi fondamenti è partita l'analisi di Luciano Canfora, invitato dal movimento "Pol...etica" ad una lezione-incontro moderata dal professor Gianni De Iuliis, a conclusione del primo modulo formativo della scuola politica promossa dall'associazione. Presente anche la consigliera comunale della Lista Emiliano, Francesca Zitoli, che ha spiegato la necessità della lezione: "Ci chiediamo se l'astensionismo possa essere una strategia vincente o meno, per cambiare la nostra classe politica, spesso corrotta".

De Iuliis ha aperto l'incontro ricordando che al referendum del 2 giugno 1946 l'Italia fu chiamata a scegliere tra democrazia e monarchia. Ha chiesto così a Canfora oggi perché sia stato scelto il principio di partecipazione come fondante della Repubblica. "Nelle prime elezioni politiche dopo l'Unità d'Italia, solo poco più dell'1% della popolazione aveva il diritto al voto, ovviamente escluse le donne, non secondo le leggi ma perché i giuristi si impegnarono a far sì che le donne non votassero" - ha spiegato Canfora, ripercorrendo la storia d'Italia di quegli anni, e andando anche a ritroso nel tempo, in un'analisi omnia che ha permesso di analizzare i cambiamenti dell'Italia e dell'Europa.

L'analisi storico-politica di Canfora non si è fermata all'articolo 48, difatti il professore ha spiegato che nella Costituzione non si parla di legge elettorale ma nell'articolo 75 si descrivono le materie di referendum, che non possono riguardare il bilancio, i trattati internazionali (diversamente da quanto invece si faceva ad Atene), l'amnistia e l'indulto. La Costituzione oggi è in pericolo secondo Canfora, ed anche la democrazia è tutti i giorni a rischio, perché, come sottolinea - "60 anni sono un periodo molto breve per un Paese, perché un Paese metta in atto queste leggi". Non a caso i diritti alla casa, al lavoro, all'istruzione, sanciti nell'articolo 3 della nostra Costituzione, non erano pensabili nell'Ottocento, ma sono stati conquistati dalla classe operaia solo molti decenni dopo.

"Nel 1963, al culmine del boom economico, si sono avuti degli alti picchi per quanto riguarda il numero dei votanti, ma dopo gli anni '90, invece, con la perdita di importanza del partito, si è avuto un altissimo astensionismo. Perché?" - è la domanda posta da De Iuliis. "Il problema è la crisi dei nostri sistemi di rappresentanza e delle nostre ideologie. Inoltre, i candidati usano molti soldi per la campagna elettorale e ciò è molto grave perché così, difatti, si compra il consenso. Non a caso Gramsci scrisse che quando un ricco perde le elezioni è perché si è distratto. Il voto è libero ma tra mille condizionamenti" - ha risposto, con schiettezza, Canfora.

Canfora non è stato benevolo né con i politici né con i giornalisti, da lui considerati "pennivendoli", servitù spontanea (citando Tacito).

Canfora, professore di Filologia greca e latina presso l'università della sua città natale, Bari, è un noto filologo e classicista, che vanta numerose pubblicazioni e una medaglia d'oro per i suoi meriti culturali. Nel 2007, egli fu al centro di una polemica in merito a "parentopoli" perché suo figlio Davide, oggi ordinario di Filologia italiana nella medesima università del padre, vinse un concorso contro il figlio di Edoardo Sanguineti, Federico, e Maurizio Campanelli, figlio di un elettricista. Ciò fece scalpore perché Canfora è anche marito di Renata Roncali, ordinario di Filologia classica; padre di Irene, associato alla facoltà di Giurisprudenza; suocero di Stella Maria Castellaneta, ricercatrice presso il dipartimento di italianistica. Egli si difese dalle accuse mossegli in merito al concorso proponendo un nuovo modo di esaminare gli aspiranti alle cattedre.

Federica G. Porcelli

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