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Asili nido chiusi perché Trani non ha più i parametri regionali: si tenterà il miracolo, ma non aprirebbero prima di novembre

«Sto chiedendo chiarimenti, i tre anni erano ormai scaduti e bisogna capire se, tramite gli uffici finanziari, possiamo garantire il servizio. Oggi non ho ancora una giunta, non s'è insediato il consiglio comunale e lo stesso problema lo abbiamo in Regione. Tutto questo sta provocando incertezze a nostro sfavore».

​Così il sindaco, Amedeo Bottaro, commentando già domenica scorsa, a Radio Bombo (minuto 23.02 del video), lo stop degli asili nido presso i plessi scolastici Antonio Cezza e Simone De Bello, il cui funzionamento è andato avanti per tre anni consecutivi ma, adesso si ferma per mancanza di ulteriori finanziamenti regionali e comunali.  

Peraltro, il Comune di Trani non sta accogliendo alcuna domanda d'iscrizione dopo che, invece, fino allo scorso le due strutture hanno ospitato quasi ottanta bambini e funzionato pressoché alla perfezione. Il progetto è stato triennale, il servizio è durato 25 mesi educativi ed è ufficialmente scaduto lo scorso 30 giugno. I locali che avevano ospitato i due erano stati inaugurati il 4 maggio 2011, nell'ultimo giorno di mandato del sindaco Pinuccio Tarantini: quel giorno era presente anche l'assessore regionale al ramo dell'epoca, Elena Gentile, oggi parlamentare, ed il dirigente dell’epoca, Maria Dettori.​

Ma cosa sarebbe accaduto, oggi, per interrompere il servizio? A quanto si è appreso, il meccanismo funzionale degli asili nido, nel 2012, si fondava su parametri che, negli anni successivi, la Regione Puglia ha modificato. Il Comune di Trani, entro la scadenza del triennio, avrebbe dovuto incardinare i suoi asili nei nuovi parametri, ma questo non è stato fatto nei tempi utili e così, scaduti i termini, adesso le famiglie non potranno più chiedere alcun tipo di sovvenzionamento per il servizio, finanziato dalla Regione, fino a quando il Comune non avrà nuovamente adeguato i parametri e sarà inserito nel catalogo delle strutture per l'infanzia da cui, in questo momento, è fuori. Soltanto a quel punto Palazzo di città potrà finanziare il servizio, con riferimento alle spese vive di gestione logistica dei due plessi.

I tempi, quindi, sono ridottissimi, e soltanto un tavolo di confronto serrato con la Regione Puglia potrebbe fare sì che il servizio, eventualmente, riparta a novembre, nel migliore dei casi ad ottobre. Poi, ovviamente, bisogna attendere la nuova pronuncia della Corte dei conti, che potrebbe ancora mantenere vigenti le prescrizioni sulle spese del Comune di Trani, mettendo in forte dubbio, in ogni caso, la prosecuzione di questo servizio, come pure la stessa refezione scolastica.

«Io auspico di non avere alcun blocco – chiarisce Bottaro -, ma gli asili nido erano finanziati dalla regione e, quindi, il vero problema è andare alla ricerca di queste risorse in Regione, non prima di avere risolto gli intoppi con la stessa struttura regionale».

Sull’argomento è intervenuto anche l’ex candidato sindaco Emanuele Tomasicchio. «Ho già detto in altra sede al sindaco che si finisce col pagare lo scotto delle amministrazioni precedenti, che non hanno scelto dei dirigenti all’altezza della situazione. Il mio appello al sindaco è di valutarle con la massima attenzione i dirigenti, perché stiamo pagando a caro prezzo lo scotto dell’inadeguatezza di alcune di queste figure. Se si può configurare come servizio necessario quello degli asili nido? Si può, ma, effettivamente, bisogna chiarire i rapporti con la Regione. Il Comune può farlo, e sono certo che non ci sarà alcun magistrato che ci dirà di avere deviato dalla trasparenza amministrativa. Da quel punto di vista mi sentirei di tranquillizzare qualunque amministratore. L’amministrazione comunale può fare delle forzature a tutela dell’interesse pubblico, ma il sindaco deve pressare la Regione».


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