La delicata delega alle politiche sociali è stata affidata dal primo cittadino, Amedeo Bottaro, a Felice di Lernia, che ha così commentato la sua nomina: «C’è molto da costruire nel campo delle politiche sociali, dove tutto è in divenire. Trani non ha una situazione diversa dalle altre città».
La crisi economica ha creato non solo nuove fasce disagiate della società, ma anche difficoltà in questo settore: «La mia priorità è quella di utilizzare la situazione sfavorevole per farla diventare favorevole – spiega Di Lernia - cioè essendo in condizione di grandissima crisi finanziaria è impossibile fare investimenti economicamente e quindi bisogna concentrarsi sull’immateriale, ovvero le reti operative che garantiscono i risultati nelle politiche sociali nel medio e lungo periodo».
Le organizzazioni che lavorano nell’ambito sociale a Trani sono molte, ma hanno dei problemi legati, come spiega Di Lernia, «alla mancanza di infrastrutture e quindi alla difficoltà delle condizioni lavorative». Non solo, alcune organizzazioni corrono il rischio di lavorare senza garantire servizi sociali di elevata qualità, perché si improvvisano e sono spontanee: «Io bandirò assolutamente questo modo di fare, perché da questo punto di vista sono intransigente. Lavorare nelle politiche sociali è una professione vera, che presuppone passione e competenze. Noi dobbiamo dare gambe alle competenze di cui questa città dispone».
I singoli cittadini continueranno, com’è accaduto in questi anni, ad affacciarsi all’ufficio dei servizi sociali per chiedere sussidi, ma questo non è il modo di operare che piace al neo-assessore: «L’idea del sussidio è la mortificazione delle politiche sociali. Deve cambiare la mentalità della gente e anche quella delle amministrazioni. Non può esistere un’amministrazione efficace nell’ambito delle politiche sociali se la comunità cittadina non è efficace, non esistono strutture accoglienti se la comunità non è accogliente. Io sono molto ottimista».
La corte dei conti ha rilevato, tra le altre cose, una presunta inefficienza del piano di zona tranese: «Secondo me ha pesato una certa discontinuità degli anni passati – conclude Di Lernia - ma a me non interessa il passato, interessa che ci siano rapporti con il comune ma soprattutto con la ASL, perché è l’idea della salute che deve prendere il sopravvento».
Tra le prime situazioni da affrontare da parte dell’assessore alle politiche sociali ci sarà sicuramente la riapertura della casa di riposo Vittorio Emanuele II: «È una cosa che mi sta molto a cuore, perché la casa di riposo è uno degli indici della civiltà di un comune, perché una città non può non prendersi cura della sua memoria, cioè degli anziani». Anche in questo caso, bisogna educare la città, «alla cultura dell’anzianità».
Felice Di Lernia, antropologo, operatore sociale, formatore e supervisore in ambito sociale e sanitario, è stato fondatore della cooperativa sociale Oasi2 e attualmente ricopre l’incarico di direttore del centro diurno per persone con demenza Villa Nappi.
Federica G. Porcelli

