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Operazione "Open house", la storia del furto andato storto a Trani e le successive intercettazioni: ladri organizzati, ma anche incomprensioni e litigi

Risale esattamente al 12 dicembre 2014 il furto in via Superga che ha incastrato la banda sgominata dai carabinieri di Trani nell'ambito dell'operazione Open house.

Ed è proprio il supposto vertice del sodalizio, Nicola Vasienti, colui che aveva smarrito il telefonino in casa durante il furto: la sua sfortuna è stata che il cellulare, di colore nero, gli sarebbe caduto rovistando in un tiretto, fra indumenti di colore nero, non facendo rumore alcuno e restando, dunque, in quel cassetto.  

Grazie a quel telefono, denunciato dalla vittima del furto come estraneo ai suoi beni, e quindi sequestrato, gli inquirenti hanno potuto avviare le indagini e, già nel giro di pochi giorni, si sarebbero ricostruiti i movimenti dei primi quattro componenti la banda, che poi erano proprio i quattro che, da Bari, erano saliti a Trani per compiere il furto in via Superga.

Sulla rubrica di Vasienti risultavano soltanto tre utenze con nomi di fantasia – Skiaa, Freddo e Pondino, ai quali poi sarebbero stati assegnati i nomi, rispettivamente, di Paolo Accogli, Domenico Franco e Domenico Remini.

Quello che risulta dai tabulati è che, mentre i quattro telefoni, prima del furto (avvenuto tra le 9 e mezzogiorno) s'erano frequentemente chiamati tra loro, subito dopo, a causa delle chiamate verso il telefono di Vasienti, andate a vuoto s’interrompevano. I soggetti si sarebbero, poi, trasferiti su altre utenze intestate ad extracomunitari.

Il minuzioso e certosino lavoro degli inquirenti avrebbe portato ad accertare, senza tema di smentita, che quelle quattro persone, ma anche le altre indagate ed oggetto di provvedimenti cautelari, erano particolarmente meticolosi nel procacciarsi le informazioni su soggetti prescelti quali vittime dei furti programmati in appartamento.

I soggetti venivano agganciati per strada e monitorati negli spostamenti ed abitudini mediante appostamenti, pedinamenti ed osservazioni, il tutto propedeutico all’individuazione dell'abitazione, allo studio delle abitudini degli occupanti e, quindi, alla consumazione del furto al suo interno.

Spesso gli interlocutori si procuravano le chiavi dell’abitazione in cui commettere il reato trafugandole da autovetture lasciate in sosta, o con destrezza dall'interno di borse di anziane signore che venivano seguite, allo scopo, all'interno di supermercati e negozi. Le chiavi sottratte venivano duplicate rapidamente, e gli originali infatti ritrovare direttamente alla vittima, in modo da non insospettirla: per esempio, farle trovare a terra, nei pressi della portiera dell'auto, in modo da indurre la vittima a pensare che le stesse fossero semplicemente scivolate.

Un altro episodio delittuoso che ha permesso di incastrare gli altri componenti della banda è un furto programmato ad Andria, di lunedì, quando vi si svolge il mercato settimanale. Le telecamere, poste sulla strada provinciale Trani-Andria fotografano le targhe di tre vetture riconducibili a Francesco Leonetti, Damiano Profeta e Domenico Genchi (già intercettati per precedenti contatti con gli altri quattro) e, in breve tempo, si riusciva a stabilire un evidente collegamento tra questi i quattro soggetti precedentemente citati.

Tra le tante intercettazioni, particolarmente significativa è quella del furto delle chiavi dell'abitazione dall'interno di un'autovettura a Bari, il 4 febbraio 2015, una Lancia che risulta intestata ad una donna del 1967, residente a Turi. Nel giro di pochissimi minuti, i soggetti si spostano a Turi per osservare i movimenti della donna finita sotto la loro osservazione, ma l'appostamento non dà esito favorevole in quanto i malfattori verificano la presenza in casa del marito della donna, così che decidevano di rimandare il furto ad altra data e di premunirsi, facendole realizzare, dei doppioni delle chiavi. Nel frattempo, però, la signora ritornava anticipatamente al veicolo e cominciava a rovistare al suo interno ed a chiamare al cellulare: i ladri si rendevano conto, pertanto che il lavoro era andato a vuoto perché uno di loro aveva perso troppo tempo nel realizzare i doppioni delle chiavi. Genchi afferma testualmente, parlando con Profeta: «Beh ou, sai cosa devi fare? Vienitene, lasciala perdere, ormai che devi fare, l'abbiamo persa». Profeta risponde così: «Meh, va bene ci vediamo là iam».

Un'altra storia particolare è quella del furto delle chiavi ad un'altra donna, che si era recata in un negozio a Bari, sottratte con destrezza dalla borsa. I componenti della banda si affrettavano a duplicare le chiavi prima del suo ritorno, ma qualcosa, anche in questo caso, andava storto perché la dettatura del numero di targa non veniva recepita in maniera corretta da Genchi, che perdeva del tempo a rintracciare il nominativo. Nel frattempo, la donna faceva ritorno all'auto, non trovava più le chiavi e tornava nel negozio, così che, intanto, i malviventi lasciavano le chiavi originali per terra, vicino allo sportello, facendole credere che le fossero scivolate. Tra loro iniziavano pesanti, reciproche accuse al telefono per l'incapacità di organizzarsi anche per la dettatura di un semplice numero di targa: «Siamo diventati la banda dei Pierini». Ciononostante, si decideva di proseguire, nell'intento di osservare la signora per portare a compimento il furto. Tuttavia la stessa, residente a Bari ad un indirizzo, si recava in un’altra abitazione nello stesso capoluogo, mettendo per un po' fuori strada i malfattori, che non riuscivano ad individuare con esattezza quale dei due indirizzi fosse quello cui accedere con le chiavi in loro possesso. 


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