Da sempre il mare ed i grandi corsi d’acqua hanno permesso lo sviluppo ed il benessere delle società in ogni epoca ed in ogni civiltà. Quello fra il mare e l’uomo è stato un rapporto di “fiducia” e rispetto reciproco.
Negli ultimi anni, però, in barba a tutti i buoni propositi sulla protezione dell’ambiente, sul mantenimento dell’equilibrio ecologico, sulla promozione di uno sviluppo ecocompatibile e quant’altro, il rapporto fra l’uomo ed il mare si è deteriorato sino a diventare un rapporto sbilanciato a scapito dell’ambiente: il mare continua imperterrito a facilitare il trasporto e la conoscenza fra i popoli, a supportare lo sviluppo economico, ad essere fonte di lavoro e sostentamento, a stimolare la nostra voglia di gioia e bellezza paesaggistica. Dall’altra parte, però, la irriconoscenza assoluta.
Molti, ormai, intendono il mare come una discarica infinita, un luogo da devastare, un deposito di materiale bellico, come il terreno fertile per i traffici illeciti, siano essi di cose o di persone, e questa gente, con le sue azioni, mette in pericolo la sopravvivenza stessa del mare come lo abbiamo conosciuto sino ad ora.
Il colpo di grazia può venire dal “decreto sviluppo” e dal decreto “sblocca Italia”, che potrebbero lasciare campo libero a quanti intendano esercitare attività di prospezione, estrazione e stoccaggio di petrolio lungo le nostre coste: gli impianti industriali e le infrastrutture necessarie potrebbero essere un colpo mortale alla salute del territorio. Questi provvedimenti hanno il sapore di sanatorie e deroghe, e sono stati adottati a livello nazionale, talvolta in contrasto con la normativa vigente.
Pertanto è importante:
a) che la politica mantenga uno stato d’allerta continuo e prosegua sul cammino già tracciato. La Puglia ha già impugnato davanti alla Corte costituzionale il decreto sblocca Italia, alcune regioni, come l’Abruzzo, hanno proposto ricorso al Tar del Lazio, ed i comuni si apprestano ad adottare delibere che impediscano trivellazioni sul suolo pugliese;
b) che ci sia la mobilitazione della società civile, con ideazione e realizzazione di momenti di sensibilizzazione collettiva, perché si può anche dubitare se sia più utile proteggere il fondo del mare e le coste pugliesi o se sia meglio e più comodo impossessarci di quel tesoro, nascosto gelosamente, prima che lo facciano altri. Ma su una cosa si può derogare: qualunque decisione deve passare attraverso il vaglio dei cittadini e delle associazioni, che considerano il mare come amico, che del mare hanno sviluppato la conoscenza e da sempre si adoperano per la tutela dell’ecosistema marino.
Mimmo Santorsola (consigliere regionale)
