All’ultimo momento, le lettere di licenziamento per 35 dei 76 dipendenti di Villa Dragonetti non sono più partite. Probabilmente, avvertendo il clima negativo che si era creato intorno, soprattutto dal punto di vista istituzionale, con tutti gli enti, compatti nel criticare la scelta della congregazione religiosa di Villa Dragonetti di dare il benservito a tutte quelle persone, senza valutare prima le eventuali alternative, la stessa proprietà ha cambiato rotta in extremis e proposto ai sindacati alcuni correttivi in corsa che, adesso, bisognerà nuovamente valutare al tavolo congiunto.
Venerdì scorso, infatti, si è tenuto un incontro nella sede aziendale, «nel corso del quale sono emerse alcune proposte – fanno sapere i segretari aziendali di Cgil, Cisl e Uil -, della stessa congregazione, a salvaguardia dell’occupazione e mirate al superamento della crisi produttiva, che dovrebbero essere rivalutate con gli attori istituzionali preposti».
La palla, dunque, ritorna agli assessorati regionali al welfare, lavoro e politiche per la salute, al sindaco di Trani, alla Provincia Bat ed al direttore generale dell’Asl Bt, vale a dire alla task force regionale, «per concordare e concretizzare sulle proposte avanzate, eventualmente risolutive della delicata vertenza in corso, al fine di salvaguardare i livelli occupazionali, la continuità socio-assistenziale ed il rilancio della prestigiosa struttura socio-sanitaria residenziale di Villa Dragonetti».
