L’antenna telefonica recentemente spuntata sul lastrico solare di un edificio in via Enrico De Nicola sarebbe stata installata in presenza di un preavviso di diniego del dirigente dell'Area urbanistica dell'Ufficio tecnico del Comune di Trani.
La società Vodafone avrebbe, in ogni caso, controdedotto alla nota dell’ingegner Michele Stasi e, dunque, proceduto all'istallazione dell'impianto che, peraltro, non risulta ancora attivato.
Si profilerebbe, pertanto, una nuova battaglia legale anche per questa struttura telefonica sorta in città, così come già è avvenuto, recentemente, per un altro analogo impianto che Wind aveva richiesto, con riferimento ad un progetto di installazione sul tetto di un palazzo in via Alvarez, nel centro storico. La differenza è che, mentre in quest'ultimo caso l'antenna non è stata installata e la società ha proposto ricorso al Tar Puglia, nel quartiere di Pozzo piano il gestore telefonico si è comportato diversamente, realizzando i lavori a ferragosto e facendo leva su presunte falle nell’iter amministrativo del Comune.
Nel frattempo insorge il quartiere, sebbene di scritto ci sia soltanto l'introduzione ad una petizione telematica promossa da un gruppo di cittadini che, a loro volta, si riconoscono in una neonata associazione, Artindea: «L’antenna in questione ha un ampio raggio d'azione che comprende tutto il quartiere ed oltre, fino al mare ed alle campagne. Inoltre, è posta nei pressi dell'ospedale, scuole dell'infanzia ed una scuola elementare, nonché in una zona altamente popolata da oltre 17mila residenti». Per la cronaca, le firme telematiche raccolte, ad una settimana dall’attivazione della petizione, sono poco meno di cinquanta.
Il sindaco, Amedeo Bottaro, che detiene tuttora la delega all’urbanistica, sta approfondendo la conoscenza della vicenda, «ed in ogni caso - precisa il primo cittadino – l’ingegner Stasi ha fissato l’univocità dell’orientamento nelle determinazioni in merito alle stazioni di diffusione del segnale telefonico, vale a dire nessuna antenna sui lastrici solari (eccetto quelle presenti precedentemente all’approvazione dell’apposito regolamento comunale, ndr), ma solo nei siti di proprietà comunale sui quali i ripetitori già si trovano (e per i quali s’è rinnovata la locazione per altri nove anni, ndr)».
