Il sindaco, Amedeo Bottaro, ne ha parlato nell'ambito degli indirizzi generali di governo scrivendo espressamente la seguente frase: «Rilancio della darsena». Come se non bastasse, nel piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari, approvato dalla giunta comunale nei giorni scorsi, si legge che «la piattaforma galleggiante presso la darsena comunale sarà ristrutturata e resa strumentale alla stessa darsena».
Sarebbe il caso di annotare queste due affermazioni, perché in questo momento appaiono in netto contrasto con le condizioni della stessa piattaforma galleggiante, il cui stato di degrado ha raggiunto livelli senza precedenti e rappresenta, ormai, il tallone d'Achille di uno scalo per le imbarcazioni da diporto che, nonostante i tanti problemi, ancora riesce a tenere botta e rappresentare un fiore all'occhiello della città.
Ciononostante, la piattaforma galleggiante sembra vivere una storia tutta sua, lontanissima dai fasti del recente passato (in ospitò prima un ristorante e poi fu sede di attività culturale dell'amministrazione comunale) e proiettata verso un futuro nebuloso. Il presente, invece, la raffigura come un luogo di raccolta di attrezzi e strumenti di ogni tipo, mentre nel frattempo la struttura deperisce ogni giorno di più. rischiando letteralmente l’affondamento a causa del progressivo indebolimento della base.
Peraltro, sono trascorsi ormai tre anni e mezzo da quando l’Ufficio locale marittimo, con una nota del 7 marzo 2012, aveva chiesto informazioni relativamente alla piattaforma galleggiante nel porto di Trani, in ordine alle opere di messa in sicurezza della stessa. A maggio 2012 il Comune impegnò una somma di 6250 euro, in favore di un professionista esterno all’Ufficio tecnico, per la redazione del progetto per la messa in sicurezza del manufatto. I lavori, ancora oggi, non si sono realizzati.
La piattaforma galleggiante fa parte dei servizi ai diportisti della darsena comunale, oggi gestita per conto del Comune da Amet Spa, ma oggi è un mero deposito di attrezzature, soprattutto subacquee, dalle bombole alle mute, passando per cordame, giubbotti salvagente e tavole da surf. La rarefazione del suo utilizzo ne ha così compromesso non solo il buon funzionamento, ma anche il suo futuro perché, non adempiendo agli scopi culturali e sociali per i quali era stata realizzata negli anni ’80.
E, ancora oggi, sono in molti a chiedersi se si possa realmente rilanciare, oppure se on sia semplicemente un ingombro nel porto che potrebbe, rimovendolo, creare lo spazio per nuovi posti barca e, quindi, maggiori introiti della darsena. Di certo, tutto tranne che vederla così come si presenta oggi. Sotto gli occhi di tutti.






