«Gente da palestra, ma non palestra per fare sport ricreativo, bensì per imparare ad usare le maniere forti e non tanto per legittima difesa, quanto per imporre la legge del più forte». Così Carlo Maria Capristo, procuratore di Trani ponendo l'accento sulla frequentazione comune del “branco” di luoghi in cui si praticano lotte, più che libere, in cui ci si fanno i muscoli e tutto vale.
Ragazzi, anche minorenni, che non si fermerebbero di fronte a nulla, e che probabilmente neanche si sarebbero fermaio di fronte ad una persona già sanguinante e agonizzante per terra, ed avrebbero continuato se, poi, non fossero intervenute cause di forza maggiore che disperdessero il gruppo.
In dieci giorni si è arrivati all'arresto di uno dei responsabili, l'unico maggiorenne riconosciuto come correo nel concorso in omicidio. «Probabilmente l’indagine si sarebbe chiusa anche prima, se solo non ci si fosse trovati in presenza di minori - ha spiegato il comandante regionale dei Carabinieri, Giovanni Cataldo -. Tale circostanza ha sicuramente reso più delicata l'investigazione dei militari, ma sicuramente siamo riusciti a raggiungere a questo risultato anche grazie alla collaborazione dei cittadini ed a quella dei mezzi tecnici. Probabilmente - aggiunge -, se altre persone avessero avuto lo stesso coraggio di chi ha testimoniato, e se ci fosse, a Trani come altrove, una rete di videosorveglianza ancora più efficiente ed efficace di quanto già non sia, riusciremo ad essere ancora più meticolosi nelle indagini ed efficaci nei risultati».
Capristo ha parlato di «un sentimento di sconcerto ed indignazione, ma non dobbiamo farci sopraffare dalla rassegnazione, bensì reagire non soltanto con i risultati tangibili delle forze dell'ordine, ma anche intervenendo con misure più decise per la prevenzione del disagio giovanile. Non è possibile – conclude il procuratore - che la società di domani sì fondi su ragazzi così pericolosi, per cui il bisogno che si avverte è eliminare a monte il rischio che risiede nella formazione morale e culturale dei nostri figli».
