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Trani, omicidio Zanni. I sensi di colpa del 15enne, rimproverato dagli amici: «Non avresti dovuto usare il coltello»

Il quindicenne, presunto autore materiale delle coltellate che hanno ucciso Biagio Zanni, avrebbe confidato ad uno, o più amici, di non farcela più a sopportare il fatto di avere ucciso una persona. È quanto emerge nell’ordinanza che ha portato, finora, una persona in carcere e due minori in comunità con l’accusa di concorso in omicidio e rissa aggravata.

Come è noto, l’omicidio di Biagio Zanni è avvenuto nelle prime ore di domenica 20 settembre, sul porto di Trani, nel tratto compreso fra via Fabiano e piazza Quercia. Zanni interveniva in una colluttazione in corso, per frapporsi fra il gruppo dei tre ragazzi ed il suo amico, Gabriele Lorusso, a sua volta indagato per la sola ipotesi della rissa aggravata: nella zuffa, riceveva due coltellate all’addome, da lì a poco letali, subendo anche un pestaggio mentre già era per terra, sanguinante.

L’altro giorno il Gip di Trani, su richiesta della locale Procura, ha disposto la custodia cautelare in carcere di Gianluca Napoletano, 19 anni. La Procura dei minori ha ordinato l’affidamento in comunità dei due fratelli, ma sta valutando anche la posizione di altri due minori, più marginalmente coinvolti nella rissa, ma amici della triade più feroce.

Ebbene il quindicenne, all'indomani del tragico fatto, avrebbe confidato ad uno degli altri due amici di essere stato lui l'autore dell’accoltellamento. Una testimonianza, forse decisiva nello sviluppo dell'inchiesta, riferisce che il quindicenne avrebbe reagito in quel modo dopo essersi preso una testata da Zanni: si sarebbe trovato in difficoltà e lo avrebbe accoltellato.

La confidenza sarebbe avvenuta il lunedì dopo l’omicidio, in una sala giochi nella periferia sud di Trani: i ragazzi escono per fumarsi una sigaretta, il quindicenne racconta all'amico di avvertire un senso di colpa per quanto accaduto, l’interlocutore gli risponde che avrebbe potuto reagire diversamente, limitandosi ad usare le mani. I due terminano di fumare la sigaretta e tornano a giocare, quasi rimuovendo su un tavolo verde ed a colpi di stecche la discussione di pochi istanti prima, intorno alle modalità con cui un uomo aveva perso la vita. Finita la partita, il reciproco saluto ed il ritorno alle rispettive abitazioni.

Anche il diciassettenne coinvolto nella rissa avrebbe saputo dal primo momento che suo fratello minore sarebbe stato l’autore dell’accoltellamento, e lo avrebbe pure lui rimproverato, all’indomani del fatto, per avere esagerato con la reazione. Poi, però, tutti in palestra e non se ne sarebbe parlato più. Dalle testimonianze, non emerge dove sia finito il coltello usato per uccidere Zanni: né il quindicenne l’avrebbe mostrato al fratello ed agli amici, né gli altri si sarebbero preoccupati di chiederglielo. 


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