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Napoletano si chiama fuori: «Il coltello era del 15enne ed io non ho picchiato Zanni». Il Gip di Trani la vede diversamente

Gianluca Napoletano - in carcere dall'altro giorno per effetto dell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Trani, Rossella Volpe su richiesta del pubblico ministero, Marcello Catalano, per concorso in omicidio e rissa aggravata, con riferimento alla morte di Biagio Zanni -, nell'interrogatorio di garanzia di ieri, ha dichiarato che l'esecutore materiale dell'accoltellamento sarebbe il quindicenne che ha partecipato alla rissa.

Si tratta di una confidenza del minore a Napoletano, pressoché sovrapponibile a quelle di cui si parla in altro articolo, il quale, peraltro, nell'interrogatorio ha cercato di chiarire la sua posizione dichiarando di non avere direttamente aggredito Biagio Zanni: l’ingessatura al braccio l'avrebbe usata per percuotere Gabriele Lorusso l'amico in favore del quale Zanni si frappose nella rissa.

L’avvocato Antonio Florio, suo difensore, al termine dell'interrogatorio di garanzia ha ritenuto mitigate le esigenze cautelari chiedendo, ma non ottenendo dal sostituto, la conversione degli arresti a domiciliari. Nelle prossime ore, sul punto, si esprimerà anche il Gip. La difesa ha ufficialmente impugnato il provvedimento cautelare, chiedendo la scarcerazione presso il Tribunale del riesame di Bari.

Peraltro, nell'ordinanza cautelare Napolitano riferisce di essersi sporcato la parte anteriore della maglietta sollevando il diciassettenne da terra durante la colluttazione: il sangue, secondo il suo racconto, sarebbe potuto essere quello di Zanni, che Napoletano dice di non conoscere. Invece, il sangue sul gesso sarebbe stato quello di Lorusso, l’amico difeso da Zanni.

Pertanto, già in sede di interrogatorio all'indomani del tragico evento, Napoletano dichiarava di non avere colpito alcuno, che si sarebbe difeso con il gesso da una testata di Lorusso, che avrebbe allontanato il diciassettenne mentre picchiava Zianni e che si sarebbe sporcato la maglietta con il sangue di Zanni (proveniente dalla fronte) proprio mentre si piegava per afferrare il 17enne. Inoltre non avrebbe inseguito alcuno fino in piazza Quercia.

Peraltro, il Gip Volpe, sempre nell'ordinanza di custodia cautelare disposta nei confronti di Napoletano, confortata da testimonianze convergenti su di lui, evidenzia un pesantissimo quadro accusatorio nei confronti del 19enne. Infatti, Napoletano era l'unico maggiorenne del gruppo e, dunque, maggior punto di riferimento degli amici di comitiva minorenni. In tal modo, raggiungendo insieme ai minori Biagio Zanni, avrebbe rafforzato il proposito omicida dell'autore materiale dei colpi.

Per quanto concerne, poi, il cosiddetto “elemento soggettivo” del reato, l'accanimento di Napoletano nei confronti di Zanni, fino a farlo rovinare al suolo, nonché la violenza dei colpi sferrati, anche mediante l'utilizzo di un’arma impropria quale l'ingessatura, «riconducono inequivocabilmente al dolo di omicidio».

Un’ipotesi accusatoria rafforzata dall’inseguimento della vittima fino in piazza Quercia, nel tentativo di procedere ad un’ulteriore aggressione. Infatti, uno dei “testimoni coraggiosi” dichiara di avere sentito dire espressamente, in occasione dell'inseguimento verso quella piazza, proprio da Napoletano: «Prendiamolo, sta là».


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