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Alla stazione di Trani le nuove panchine antivandali e, forse, antibarboni

Alla stazione ferroviaria di Trani non si procede per il momento, a differenza di altre, alla sopraelevazione dei marciapiedi per il superamento delle barriere architettoniche che si frappongono fra l’utenza diversamente abile ed i predellini di accesso alle carrozze. In compenso, però, si collocano le nuove panchine in via di rapida diffusione attraverso tutti gli scali ferroviari.

Basti notare che, nel vecchio scalo merci della nostra stazione ne sono già pronte molte altre, decine e decine, da destinarsi ad altre città. In tutti i casi, quello che colpisce è la loro forma, un parallelepipedo inclinato, e quei quattro inserimenti in ferro lungo la superficie: infatti, le hanno già chiamate “panchine con maniglie”. Tuttavia, si tratta di una terminologia impropria, giacché siamo in presenza di separatori di posti a sedere con funzione di braccioli.

Alla base della scelta, secondo quanto si apprende da Ferrovie dello Stato, vi sono requisiti di robustezza e semplicità, nonché, soprattutto, l'obiettivo di evitare atti vandalici. Le panchine hanno delle spalliere se collocate in adiacenza di muri, mentre non ne sono dotate se posizionate sui marciapiedi con accessi a due binari: infatti, in questo caso, si prestano ad una seduta bidirezionale, così da non volgere le spalle al binario su cui giungerà il treno di interesse dell’utente.

Tutto questo è quanto si è appreso di ufficiale, e potrebbe anche essere più che sufficiente. Tuttavia, resta difficile comprendere i motivi reali della scelta di quei separatori in ferro al centro di ogni manufatto: quattro braccioli lungo una panchina di circa due metri sicuramente possono aiutare a reggere lo spostamento d’aria di un treno veloce in transito, ma danno anche l'impressione di servire da dissuasori contro la permanenza di persone senza fissa dimora: molti “barboni”, finora, utilizzavano le panchine della stazione ferroviaria per dormire la notte o riposare in altre ore della giornata.

Ovviamente, di questo l'azienda non farà mai parola, ma la sensazione che quel tipo di inserimento sia legato anche ad un fenomeno sociale molto radicato è particolarmente consistente. E, se così fosse, sarebbe un dettaglio che poco aggiungerebbe, ma molto sottrarrebbe.


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