Si celebra oggi la giornata internazionale delle persone con disabilità, istituita nel 1981 per promuovere una più diffusa e approfondita conoscenza sui temi della disabilità, per sostenere la piena inclusione delle persone con disabilità in ogni ambito della vita e per allontanare ogni forma di discriminazione e violenza. Ma davvero serve una giornata per parlare di tutto questo? Noi crediamo di no, ma ne abbiamo approfittato per parlare con due amici disabili, Donato Grande e Alessandro (nome di fantasia), per conoscere i disagi che essi vivono ogni giorno e che anche i “normodotati” possono vedere con i propri occhi. Le loro disabilità e i loro vissuti sono diversi: Donato, 24 anni, laureato in marketing e adesso all’ultimo anno di consulenza professionale per le aziende, vive sulla carrozzina; Alessandro lavora ed è non vedente.
«A mio parere la giornata mondiale delle persone con disabilità serve soltanto alle persone “normodotate” per darci il contentino e farci sentire “importanti” riempendosi la bocca di tante belle parole che domani la maggior parte dimenticherà. Io non ho bisogno di questi contentini: io ho bisogno che i miei diritti vengano rispettati tutti i giorni, di avere le stesse opportunità dei miei coetanei “normodotati” tutti i giorni, io ho bisogno di fatti concreti. Applichiamo e facciamo rispettare ogni giorno tutte le norme che tutelano la disabilità. Meno giornate, più rispetto dei diritti» ha detto subito Donato. Quali sono i disagi che un disabile vive tutti i giorni a Trani? Ovviamente, e questo è sotto gli occhi di tutti, problemi legati alla normale viabilità ed accessibilità.
«Ci sono scivoli fatti costruire ma non pensati per le nostre esigenze e marciapiedi dissestati. Non posso utilizzare i mezzi pubblici per spostarmi all’interno della città perché le circolari troppo obsolete non consentono il trasporto della carrozzina» ha detto Donato. Gli scivoli, come anche noi stessi abbiamo denunciato in diverse occasioni, sono spesso occupati dalle automobili che qualcuno ha parcheggiato con la scusa «devo starci solo dieci minuti»: «In quel caso, sono costretto a cambiare scivolo perché quando chiamo la polizia municipale o mi dice che i vigili non sono disponibili, o che hanno la volante occupata, oppure vengono e fanno la multa ma devo aspettare il carroattrezzi e quindi dovrei chiamare i carabinieri o la polizia stradale, che mi rispondono invece che non è loro competenza. E così, per evitare di perdere tempo, anche perché se esco è perché ho la necessità di uscire, cambio scivolo e basta».
Donato fa parte della associazione “Città dell’infanzia”, con la quale collabora curando insieme ad un’amica la rubrica “Diversabilità e pensieri” sulla quale scrive offrendo utili consigli ai genitori dei bambini con disabilità. Un altro tema del quale abbiamo parlato con lui è lo sport: «Al Nord, anche dal punto di vista sportivo, sono più attrezzati. Ad esempio, molti praticano il wheelchair hockey (hockey in carrozzina)». Donato, come tutti, non vuole essere chiamato disabile, o diversamente abile: vuole essere chiamato con il proprio nome. «Non focalizziamoci su questo. Noi disabili spesso veniamo classificati, omologati, invece la disabilità è anche diversità».
Quasi simile dal punto di vista della difficoltà nel percorrere le strade la situazione di Alessandro, che usufruisce dell’ausilio del suo fedele cane-guida: «Non posso percorrere le vie nelle quali ci sono le basole, come via Mario Pagano o via Ognissanti; non posso passare dove ci sono i paletti. Gli scivoli sono spesso occupati dalle macchine». Alessandro crede che Trani per i disabili non sia una città vivibile: «I cittadini sono molto incivili, anzi hanno un senso civico pari a zero. Al Nord, ad esempio in Emilia Romagna o in Lombardia, c’è un alto senso civico: se passi sulle strisce pedonali gli automobilisti si fermano immediatamente, invece qui il cane ha persino difficoltà a riconoscere le strisce». Il cane-guida è un lavoratore a tutti gli effetti: mentre conduce il suo padrone, ne è al contempo responsabile; è addestrato ad attraversare le strisce o a cercare le fermate degli autobus più vicine. Ma se le strisce non sono visibili, se lo stallo per i disabili è occupato dall'automobile per i soliti «dieci minuti», se alle fermate sostano le automobili proprio mentre arriva l'autobus, come può il cane aiutare Alessandro a passare? Inoltre, molti non sanno che il cane-guida non può assolutamente essere distratto mentre cammina. «Il cane svolge un lavoro. Mentre attraverso la strada, qualcuno lo chiama e lo distrae. Non è un navigatore satellitare, come molti pensano, ma mentre cammina va ignorato perché è concentrato sul suo lavoro».
Ma lo scarso senso civico è un problema che riguarda anche i commerciati: «Molti esercenti occupano oltre modo il suolo pubblico con i loro tavolini (Alessandro ci indica quali sono, ma noi eviteremo di nominarli rimettendoci alla loro coscienza ed eventualmente occupandocene in seconda sede, ndr) e il cane è costretto a farmi camminare per la strada. Il rischio per un non vedente è anche quello di scivolare quando ci sono troppi cartoni della raccolta differenziata sui marciapiedi. Alessandro fa parte dell’associazione “Unione italiana ciechi e ipovedenti – sezione di Trani”.
Non possiamo pretendere con un solo articolo di parlare di tutti i problemi che i disabili si trovano ad affrontare ogni giorno, ma speriamo di sensibilizzare almeno qualche rappresentante delle istituzioni e qualche automobilista incivile affinché si rendano conto che la disabilità è difficile da gestire soprattutto se di fronte ci si trova un muro di incomprensione, indifferenza, ignoranza, insensibilità. Sia Donato che Alessandro sono convinti che serva maggiore sensibilizzazione. E questa non può che partire dalle nuove generazioni. Ecco, forse, a cosa può servire "una giornata della disabilità".
Federica G. Porcelli


