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Trani, il caso dei dieci ex dipendenti dell'Amiu diventa giudiziario. Il legale: «Hanno maturato i diritti per restare»

Sono definitivamente senza lavoro, a partire dal 20 novembre, i dieci dipendenti di Amiu che erano stati assunti nel luglio 2013 e i cui contratti non sono stati rinnovati. Fu proprio in tale periodo che il comune, di concerto con l’Amiu, sviluppò la raccolta differenziata porta a porta, partita solo in alcune zone della città, e quindi necessitava di nuove unità lavorative, attingendo al concorso indetto tre anni prima, non senza polemiche. Nei contratti era proprio previsto che essi fossero, ci dice il loro legale, Francesco Edmondo Stolfa «di supporto all’organico già presente nell’azienda». Nei fatti, i dieci dipendenti lavoravano come operatori ecologici a tutti gli effetti.

Alcuni dei dipendenti che ora sono a casa hanno lavorato ininterrottamente per due anni, periodo nel quale assicurano di aver imparato il proprio lavoro, con contratti però sempre di somministrazione, quei contratti che, in soldoni, chiameremmo interinali, di lavoro temporaneo a tempo determinato. Il contratto, però, secondo il difensore «è stato usato in maniera impropria, perché se i miei assistiti sono stati assunti per supporto dell’organico pre-esistente per via dell’avvio del porta a porta, oggi che essa partirà in tutte le zone della città serviranno da supporto ordinario del personale Amiu. Perché è scaduto il contratto proprio in prossimità delle rinnovate esigenze dell’azienda?».

La questione è complessa in quanto la differenziata non partirà a breve, anche se durante la conferenza stampa di presentazione del nuovo piano di igiene urbana del comune i responsabili del Conai dissero che non sarebbero state previste nuove assunzioni nell’Amiu ma che, in caso di necessità, l’azienda avrebbe attinto prioritariamente a quelle dieci unità lavorative i cui contratti sono scaduti. Un’altra questione sollevata dall’avvocato è relativa ai «contratti collettivi di lavoro, secondo i quali il rapporto, all’interno di un’azienda, tra il numero dei lavoratori a tempo indeterminato e quelli “interinali” non superasse la quota dell’otto per cento. Considerato che in Amiu lavorano novantuno dipendenti a tempo indeterminato, i dipendenti che sarebbero dovuti essere assunti dovevano essere sette». Lasciare a casa questi dieci lavoratori non sarebbe fruttuoso nemmeno per l’Amiu perché, secondo la legge di stabilità 2015, come ci ha spiegato l’avvocato Stolfa «ogni lavoratore assunto porta all’azienda 8200 euro all’anno per tre anni»: in totale, l’Amiu incasserebbe, per tutti e dieci i lavoratori, 246 mila euro.

«All’inizio del mese – ci dice il loro difensore – abbiamo impugnato il ricorso e speriamo che l’azienda sia aperta alle nostre esigenze, anche se finora è stata sorda. Speriamo che i tempi del confronto non siano lunghi perché la nostra è un’apertura a tutto campo». A restare a casa, infatti, sono dipendenti che dicono di essere monoreddito, alcuni con un mutuo alle spalle, studenti universitari a carico: il risvolto sociale della questione, oltre che lavorativo, è di non poco conto. Da parte loro, i lavoratori sperano di essere assunti in prossimità delle feste natalizie, quando la città avrà bisogno di pulizie straordinarie.

Federica G. Porcelli

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