Ci sono gli ultimi due sindaci uscenti, Luigi Riserbato e Pinuccio Tarantini, fra le ventuno persone cui il sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trani, Michele Ruggiero, ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini nell’ambito dell'inchiesta che lo scorso 15 gennaio ha determinato il sequestro penale della discarica di Trani.
Nel procedimento figurano anche gli ultimi due assessori all’ambiente, Giuseppe De Simone e Giuseppina Chiarello. Inoltre, l’Amministratore unico uscente di Amiu, Antonello Ruggiero, il precedente presidente del Consiglio di amministrazione, Francesco Sotero, ed i componenti di quell’organismo, Pasquale Sorrenti e Francesco Di Toma, nonché l’ex presidente del collegio sindacale, Francesco d’Amore.
Indagini chiuse anche per l’ex direttore della discarica e dirigente dell’Amiu, Michele Zecchillo, ma anche due attuali funzionari dell’azienda, Renato Monterisi e Domenico Angiolella, geometri ma indicati nel procedimento come responsabili "tecnici" della discarica.
Nell’avviso di conclusione delle investigazioni figurano anche l’ex dirigente dell’Ufficio tecnico (fino al 2012), Giuseppe Affatato, nonché dirigenti e funzionari della Regione Puglia in diversi ambiti riconducibili all’inchiesta: Antonello Antonicelli; Giuseppe Tedeschi; Giuseppe Maestri; Caterina Dibitonto.
Oltre questi sedici indagati, di cui già si aveva notizia all’esito del sequestro della discarica, le indagini si sono estese ad altre cinque figure, con riferimento alla gara, mai formalmente aggiudicata e recentemente recocata, per la captazione del biogas della discarica: Michele Lastilla, tecnico che si sarebbe dovuto occupare della progettazione dell'impianto; Loris Zanelli, direttore generale della Marco Polo engineering, di Cuneo, tra le società in gara; Pasquale e Pietro Elia Abbaticchio, tecnici di un laboratorio di Bitonto incaricato della analisi sulle acque della discarica. Amiu e Marco Polo sono indagate anche come persone giuridiche.
Questi i reati contestati a vario titolo: disastro ambientale; omissione d’atti d'ufficio; gestione continuata di rifiuti in mancanza della prescritta autorizzazione Aia ed emissioni in atmosfera non autorizzate; concorso in turbata libertà degli incanti e corruzione aggravata.
Secondo la tesi dell'accusa, l'assenza di un impianto di captazione del biogas avrebbe determinato un eccesso di presenza del materiale all'interno della discarica, con la conseguenza di un'enorme pressione che determinava l'uscita di percolato senza controllo da alcune tubazioni, ma anche, e soprattutto, la spinta verso i bordi della discarica e quindi la concreta possibilità che sia stato proprio quello il motivo dell'incidente alla base della dispersione di percolato in falda che causò la chiusura della discarica il 4 settembre 2014. Per la pubblica accusa sarebbe stato concreto anche il rischio di un'espolosione.
L’Amiu, nelle more dell'aggiudicazione della gara, ha sempre utilizzato misure di tamponamento, soprattutto delle torce, che evidentemente non sarebbero state idonee e/o sufficienti per arginare il pericoloso fenomeno alla base dell'accusa di disastro ambientale.
Gli indagati, entro il termine di venti giorni, possono produrre documenti, presentare memorie, depositare la documentazione relativa ad attività d'indagine svolta dal difensore, chiedere al pubblico ministero il compimento di specifiche attività di indagine, dichiarare di presentarsi per rendere dichiarazioni, ovvero chiedere di essere sottoposti ad interrogatori.



