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Spallucci (Omi): «Trani ripartirà solo dalla cultura»

La storia ha da sempre dato prova che, se non si è in grado di mettere in pratica le proprie idee, allora vuol dire che che quelle idee sono un esercizio retorico e che non si tratta di persuasioni profonde. Se poi si è persuasi che niente serve a niente allora perché scrivere, studiare, discutere ecc.? Il risultato diventa così un vivere alla giornata e senza progetto.

Ma si sa che sia le persone sia la comunità senza un progetto non possono che impoverirsi e decadere, irrimediabilmente. È consuetudine che all'inizio di un "qualcosa insieme" si esprimano dei propositi e dei progetti e di come affrontarli per raggiungere degli obiettivi, invece nel prosieguo del percorso le cose cambiano soprattutto perché le persone si "vedono" all'opera.

La nostra Trani deve e può ripartire solo allorquando "la politica" inizierà a frequentare i luoghi della cultura, ed ovviamente anche la cultura deve cambiare visione. Produrre cultura ed eventi culturali di qualità non vuol dire sostituirsi a progetti di attrazione turistica in sé. La cultura deve contribuire all'attrazione turistica ma al tempo stesso c'è bisogno di una cultura che sia capace di tenere insieme la nostra comunità.

La cultura fatta solo per il turismo è l'altra faccia della cultura fatta solo per i salotti: non funziona. Non può funzionare. D'altronde uno dei compiti della cultura pubblica è quella di fornire strumenti di comprensione per quanto oggi accade. Non è detto che una mostra, un evento, un museo debbano produrre economia, ma devono avere tanti partecipanti, anche che ne fruiscono gratuitamente.

Non esiste una cultura che sia distaccata dal mondo reale. Dobbiamo essere oggi capaci di parlare di responsabilità civile della cultura. Penso che le iniziative e gli eventi culturali debbano essere legati con le scuole, le associazioni e le imprese perché il compito educativo è centrale soprattutto nella cultura pubblica. Bisogna allora avere uno sguardo lungo rispetto ai cartelloni estivi o invernali.

In tutto ciò la politica ha bisogno di un aumento di consapevolezza: deve cominciare col frequentare i luoghi della cultura, che non può essere vista semplicemente come un capitolo di bilancio ed ovviamente il mondo della cultura deve smettere di aspettare solo che qualcuno l'imbecchi economicamente. Ora che i fondi non ci sono non serve lamentarsi ed esiste anche una corresponsabilità nelle cose. Esiste il volontariato e le reti. Molte persone impegnate non prendono in euro di compenso ma lo fanno perché credono di agire nel bene della propria città e credendo nel loro progetto culturale.
Servono pensieri lunghi per tutti e qualità. Continuare ad avere pensieri corti invece non aiuta anzi distrugge.

Il primo obiettivo dell'assessorato alle politiche culturali deve essere quello di tenere insieme la comunità. Musei, eventi, mostre, concerti, attività espositive, convegnistica di rilievo anche internazionale possono avere riflessi importanti nell'economia del territorio. Non funziona più la cultura fatta solo per il turismo. L'obiettivo può essere raggiunto se la comunità sa stare insieme. Forse sarebbe il caso di consigliare alla "politica " di frequentare i luoghi della cultura. Per crescere bene insieme con lo strumento della partecipazione attiva e della coscienza comune.

Abbiamo molto da fare in questo senso, e dobbiamo farlo adesso. Perché adesso, mentre non tutto è cresciuto bene e molto si sta perdendo malamente nella nostra città, dobbiamo essere capaci di accogliere anche nuovi cittadini il cui umano bisogno di futuro sta incontrando anche il "vuoto" di alcuni giovani. Non possiamo tentennare. Anzi dobbiamo essere capaci di riaccendere passione verso il bene comune difendendolo e migliorandolo.

Trani ora deve essere in grado di riappropriarsi della capacità di discernimento quale risorsa preziosa del vivere comune. Rilancio pertanto verso tutti i tranesi qualunque responsabilità si riveste: politica, culturale , religiosa o di semplice cittadinanza. Oggi e non domani dobbiamo rendere conto del nostro fare o del non fare alle generazioni future oltre che ai nostri figli e nipoti. E chi non ha voluto o saputo capire ed agire deve sentire il peso della propria inazione o indifferenza: ecco cosa potrebbe servire.

Un polo culturale formato di persone intellettualmente disponibili ad alimentare le riflessioni di avvio di sviluppo di politiche culturali può essere una leva per arrivare nuove forme di economia e di socialità. Proviamoci nella consapevolezza che non sarà facile ma che ne varrà la pena, poiché chi non fa fronte alle circostanze con la decisione e l'azione trascura il proprio dovere. 

Serve lo sforzo culturale per il "ritorno" al bene comune.

Mauro Spallucci - Omi (Organismo a movente ideale) Trani


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