Le indagini svolte nel Piano di caratterizzazione della discarica di Trani confermano, allo stato, «l’ipotesi della presenza di una discontinuità nella barriera impermeabile della parete della cava. Infatti - si legge nella relazione tecnica, curata dal pool dei progettisti formato dagli ingegneri Giuseppe Cincavalli, Dario De Pascali e Giuseppe Ferrari, nonché dal geologo Antonino Greco -, in considerazione del modello di migrazione dell’inquinante in uscita dalla discarica e degli andamenti delle concentrazioni di contaminanti osservati nel pozzo P6v, è ragionevole ritenere che, attraverso la discontinuità individuata nella parete della discarica, sia ancora attiva la fuoriuscita del percolato nel sottosuolo».
Di conseguenza la prima attività da mantenere attiva è l’emungimento del percolato dall’ammasso dei rifiuti presenti nel terzo lotto, attraverso la rete di pozzi già realizzati. «Tale attività, finalizzata a garantire il livello del percolato all’interno della discarica al di sotto della quota della discontinuità nella parete – spiegano i progettisti -, rappresenta il vero intervento di messa in sicurezza nelle more della definizione dell’intervento di ripristino della parete».
Inoltre, la conferenza dei servizi in Regione dovrà valutare di accogliere la proposta di dismettere lo stesso pozzo P6v «che, sulla base del modello di migrazione illustrato – si legge nel documento -, costituisce una connessione idraulica diretta tra gli strati superficiali del sottosuolo e l’acquifero. Tale intervento consentirebbe di ridurre la velocità di migrazione in falda del percolato fuoriuscito dalla discarica». In sostituzione il progetto prevede la realizzazione di un nuovo pozzo, che si chiamerebbe P6vbis, «opportunamente cementato per tutta la lunghezza dell’insaturo, da realizzare in prossimità dello stesso pozzo P6v».

