Entro sessanta giorni il mitico locale danzante La lampara dovrà essere sgomberato. È quanto ha ordinato il dirigente dell'Area lavori pubblici dell'Ufficio tecnico, Giovanni Didonna, con un atto di formale disdetta del contratto di locazione stipulato il 14 aprile 1999, e successivo perfezionamento del 4 ottobre 2011, per effetto del quale la locazione sarebbe scaduto il 13 aprile 2017.
Il contratto di origine era stato siglato tra il Comune di Trani, proprietario dell'immobile, e la società Didi strategie ed eventi, di Antonio Di Lollo, il quale però, in qualità di conduttore dell'immobile, maturò progressivamente una serie di debiti con il Comune per canoni di locazione non corrisposti: la somma si sarebbe incrementata fino a 208.535 euro. Peraltro, il gestore aveva pagato, di tasca propria, molti lavori di implementazione ed isolamento acustico, così da realizzare i propri eventi in sicurezza e senza disturbare la quiete pubblica.
Forse fu proprio per questo motivo che, contro le varie sollecitazioni, prima, e decreti ingiuntivi, poi, Di Lollo non avrebbe mai promosso alcuna azione legale e/o amministrativa. Nel frattempo, però, cedeva il ramo d'azienda, tramite atto notarile, alla neo costituita Società lavoratori La lampara, con un’operazione che avrebbe salvato il posto di lavoro dei dipendenti, i quali si sarebbero fatti carico progressivamente del rientro dai debiti contratti dal loro ex datore di lavoro che, nel frattempo, avrebbe lasciato l'Italia.
La cooperativa sta, tuttora, rispettando le scadenze, riconoscendo al Comune un canone maggiorato fra il fitto dovuto e la quota debitoria da saldare, ma il dirigente ha rilevato che quella cessione di ramo d'azienda non sia stata autorizzata formalmente dal Comune e, pertanto, ha disposto che la cooperativa che attualmente conduce il locale lo sgomberi entro due mesi da persone e cose.
Nel 2014 La lampara aveva celebrato i sessant'anni di attività. Una grande storia attraverso la quale erano passati nomi di assoluto prestigio come Mina, Battisti, Milva, Noschese, Baudo e tanti altri. Oggi, probabilmente si pone la parola fine alle vicissitudini di un locale che pure aveva fatto di tutto per mantenersi sulla breccia. Tuttavia, vi sono sessanta giorni per impugnare il provvedimento presso il Tar, ed il doppio per perorare la propria causa direttamente presso il Presidente della Repubblica.

