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Caso Lampara, Procacci (Trani a capo): «Quei ragazzi cornuti e mazziati, mentre il Comune adotta due pesi e due misure»

È curioso lo sfratto notificato dal Comune di Trani alla cooperativa che sta gestendo "La Lampara".

Si contesta un debito di oltre 208mila euro da parte della società che ha gestito per anni quella struttura (e su cui in tanti, anche fra quelli attualmente al governo cittadino, hanno taciuto) e l'irregolare (presunto) sub-affitto stipulato tra la predetta società e la cooperativa dei lavoratori che gestisce il locale da un paio d'anni.

È curioso che il dirigente dell'Area Lavori Pubblici e Patrimonio del Comune si ricordi soltanto ora de "La Lampara". Ora che i fitti vengono riscossi regolarmente e che quei ragazzi stanno pagando a rate anche il debito lasciato dalla precedente società. Andrebbero ringraziati ed invece vengono sfrattati.

È curioso anche che il Comune dica di non essere stato a conoscenza del contratto di sub-affitto, ritenuto irregolare. Curioso perché nelle carte a nostra disposizione risulta invece che il Comune ne fosse a conoscenza, tanto che, come si può evincere dal documento ufficiale che ci è stato rilasciato dal Comune relativamente ai fitti attivi, si dà atto della regolarità dei pagamenti della "Cooperativa Lavoratori La Lampara", "sia del canone e sia della rata riferita al debito pregresso" del precedente gestore.

Nel documento è scritto anche questo: "da formalizzare il subentro Cooperativa Lavoratori La Lampara". Quindi il Comune sapeva o non sapeva? Quindi si tratta di sub-affitto o di un subentro (come quello dell'ex Pizzeria da Felice), quand'anche da formalizzare? E se trattasi di sub-affitto e, pertanto, irregolare, perché finora il Comune ha accettato i pagamenti da parte della cooperativa? Crediamo che il dirigente dell'Area Lavori Pubblici e Patrimonio debba qualche spiegazione.

Resta comunque curioso il fatto che non si intimi lo sfratto a società che hanno in affitto altre prestigiose strutture di proprietà comunale e che hanno accumulato debiti persino superiori a quello dell'ex gestore de "La Lampara" (ma ce ne sono tante altre che hanno debiti minori ma comunque significativi) e si decida invece di sfrattare dei lavoratori che pagano regolarmente e che a fatica stanno saldando anche i debiti del loro ex datore di lavoro. Cornuti e mazziati, sarebbe il caso di dire. Peraltro c'è da dire che questi ragazzi hanno rimesso in piedi e rilanciato alla grande il locale, valorizzando dunque la proprietà del Comune. Ma forse il problema è anche questo.

Ci piacerebbe conoscere il parere del sindaco, dell'assessore al patrimonio e della maggioranza di centrosinistra su questa vicenda. Perché poi ci devono spiegare il perché si debba andare incontro a un'impresa di costruzioni che deve milioni di euro al Comune, favorendo una rateizzazione, o si debbano assumere 10 lavoratori in un'azienda partecipata in crisi e senza capitale sociale, "perché noi siamo di sinistra e pertanto contro il precariato", e poi si decide di mandare a casa dei lavoratori che hanno il solo peccato di aver lavorato per una società che non ha pagato i fitti al Comune per 208mila euro e che a fatica stanno facendo recuperare al Comune quanto dovuto entro la data di scadenza del contratto, il 2017.

Attendiamo risposte. Grazie.

Antonio Procacci (portavoce Trani a capo)

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