Una porzione di parete della discarica di Trani è rotta e, da lì, fuoriesce percolato: quanto oggettivo è il pericolo per la salute dei cittadini? Dal Piano di caratterizzazione della discarica emergono valutazioni all’insegna della cautela, ma che giungono ad una conclusione: «Il rischio c’è».
Infatti, secondo quanto si legge nella relazione tecnica dei quattro progettisti, «le modalità di esposizione teoriche, attraverso le quali può avvenire il contatto tra l’inquinante ed il bersaglio umano, sono limitate alla ingestione di acqua. Le numerose campagne di monitoraggio attivate a seguito del superamento dei limiti registrato nel pozzo P6v, svolte nell’ultimo anno, hanno permesso di definire un quadro conoscitivo tale da rappresentare modalità di esposizioni reali e non teoriche».
Nel caso specifico, sempre secondo quanto si legge nel piano, «non sono state rilevate eccedenze delle soglie nei pozzi esterni alla discarica e, poiché non sono destinate al consumo idrico le acque emunte dai pozzi interni al sito (che hanno rilevato superamenti dei valori), non risulta concreto ed attuale il rischio di ingestione delle acque contaminate per consumo umano all’interno del sito».
Ciononostante, oltre ai recettori umani, la normativa prevede che debba si svolga anche una valutazione inerente il rischio ambientale per la risorsa idrica sotterranea: ebbene, «in tale analisi va valutato se, nel punto di conformità (pozzo reale o virtuale posto al confine del sito a valle idrogeologico dello stesso) – spiegano i progettisti -, le concentrazioni degli analiti siano inferiori alla soglia. Considerando che il pozzo P6 è ubicato in una posizione tale da considerarlo punto di esposizione, allo stato vi è un rischio per la risorsa idrica sotterranea».
Intanto il sindaco, Amedeo Bottaro, ha autorizzato la nuova visita ispettiva, richiesta dall'onorevole Giuseppe D'Ambrosio, presso la discarica di Trani. Il Movimento cinque stelle è in attesa, adesso del nulla osta dell'Ad, Alessandro Guadagnuolo.

